Il Genoa coglie i giudici in contropiede: «Il processo parte solo se c’è il Torino»

Biondi e Coppi assisteranno Enrico Preziosi e il club rossoblù Crippa e Grassani avvocati di Capozucca

Paola Balsomini

Non è terminato il tempo delle mosse a sorpresa, dei super test, dei cavilli e delle discusse intercettazioni. Oggi a Milano, alle ore 9, inizierà il processo per la presunta combine tra Genoa e Venezia, partita che ha sancito la promozione del Grifone in serie A. Ma il Genoa chiede subito uno stop. La prima mossa sarà quella di contestare il deferimento di Roberto Cravero, ex tesserato del Torino. La sua presenza alla sbarra significa che l’accusa crede ai contatti «sospetti» tra Torino e Venezia prima dell’ultima di campionato. E allora, tuona la difesa dei rossoblù, il processo è monco e non può partire finché non ci saranno sul banco degli imputati anche i vertici granata. L’appunto, basato su una delle contraddizioni dell’accusa, è pertinente e potrebbe portare a una sorpresa. Se la richiesta verrà respinta, difesa e accusa si daranno battaglia per lo scontro finale, davanti alla Disciplinare e davanti al viceprocuratore capo Claudio Franchini.
La decisione del Garante di non decidere, almeno fino alla prossima settimana, è stato l’ultimo tassello di questa infuocata settimana. Che però sembra destinata a riservare ancora colpi di scena: questa mattina di buon’ora i deferiti dovranno presentarsi nella sede della Lega calcio, poi sarà il tempo di testimoni (anche i tifosi rossoblù sono pronti a recarsi a Milano per raccontare la loro ansia durante l’ultima partita).
Un numero abbastanza alto, fa sapere Carlo Biondi. Ma sarà anche una memoria difensiva, che ieri prima delle nove era già pervenuta negli uffici milanesi, «a tutto tondo» che chiamerà in causa anche gli altri club, anzi, uno in particolare, il Torino, che nel frattempo è impegnato a risolvere problemi ben più gravi, tra i quali l’ultimo, l’accusa per frode sportiva.
Diciotto pagine di documenti, nei quali ovviamente si parla anche dell’inutilizzabilità delle intercettazioni, chiesta a gran voce dal pool di difensori del Genoa e che sarà ribadita come primo atto nell’udienza. La Disciplinare, quindi, sarà chiamata a rispondere sulla possibilità di utilizzare le intercettazioni come prove, anche se dal capoluogo lombardo fanno sapere che il processo per illecito sportivo potrebbe avere luogo anche sulla base di semplici informazioni confidenziali. Quindi, con ogni probabilità, non sarà accolta, almeno da parte del primo grado di giudizio della giustizia sportiva, la proposta di rendere non validi i testi delle telefonate. Decisione che invece potrebbe prendere lo stesso Garante ma a metà della prossima settimana.
Nell’attesa ieri si sono messi a punto gli ultimi dettagli della strategia difensiva, a partire dai testimoni pronti a sostenere che la partita si è svolta senza alcuna irregolarità. In realtà prima di arrivare a sentire i testimoni il processo potrebbe inframmezzato anche da qualche pausa, anche se la procedura sarà abbastanza celere per permette di arrivare ad una sentenza già lunedì o al più tardi martedì. A presiedere la seduta saranno in cinque: il viceprisidente Claudio Franchini (professore di diritto amministrativo di Torvergata, 50 anni), Giampaolo Tosel (magistrato di Cassazione in pensione, di Udine), Salvatore Lo Giudice (avvocato, vicepresidente della Disciplinare), Emilio Battaglia (avvocato penalista), Oliviero Drigani (presidente Corte di Assise di Trieste).
Solo un avvocato potrà entrare durante l’udienza dei deferiti. Alfredo Biondi e Franco Coppi assisteranno il presidente Enrico Preziosi e il Genoa, come società, mentre i consulenti Mattia Grassani e Crippa difenderanno invece Stefano Capozucca. «Noi della difesa siamo rispettosi e fiduciosi - ha detto ieri Biondi - e ci aspettiamo una valutazione serena e non unilaterale da parte del collegio giudicante». Matteo Preziosi invece non essendo più tesserato da giugno con il club rossoblù potrebbe anche decidere (come già accaduto nel precedente interrogatorio davanti all’Ufficio Indagini della Figc) di non comparire e quindi di non essere ascoltato. Stessa via scelta con ogni probabilità lo stesso Pino Pagliara, elemento chiave da cui era anche partita l’inchiesta, essendo stato trovato in possesso di 250 mila euro in contanti, che, secondo quanto detto prima dallo stesso Pagliara e poi dal Genoa, sarebbero serviti per l’acquisto di Ruben Maldonado.
Capitolo Pappa: il capo dell’Ufficio Indagini della Figc figura nella lista di chi è stato chiamato a testimoniare. Ma non in quella fornita dal Genoa alla Lega Calcio, mentre il generale è stato chiamato dall’avvocato Maurizio Mascia, legale dell’attaccante del Venezia Massimo Borgobello. Qualche «problema» durante l’interrogatorio potrebbe infatti favorire la posizione del bomber lagunare.
Questa mattina a Milano intanto ci sarà anche Nerio De Bortoli, curatore fallimentare del Venezia di Luigi Gallo. De Bortoli infatti rivendicherà anche alla giustizia sportiva oltre che a quella ordinaria i 250 mila euro pagati per l’acquisto di Maldonado, nel frattempo sequestrati dai pm. Il curatore fallimentare sarà anche chiamato come teste da alcuni avvocati difensori. Il conto alla rovescia è scaduto.