Il Genoa condannato dalla spiaggia

Diego Pistacchi

Sì, è vero, il Genoa è stato mandato in serie C con un processo-farsa, e con un nuovo «falso» riportato negli atti ufficiali della Figc. La conferma arriva persino dalle parole dell’ex presidente della Caf, Cesare Martellino che, cercando di difendere le scelte dei magistrati e di sminuire la gravità di quanto accaduto, rivela particolari che aggravano i dubbi sulla correttezza dei giudici e dello stesso processo. Ce n’è uno che ha dell’incredibile e che autorizza a credere che la colpa del Genoa e dei suoi avvocati sia stata quella di essersi presentati in giacca e cravatta e non con pinne, fucile e occhiali. Sì, perché la Caf, questo tribunale di altissimo livello composto da magistrati di prim’ordine, non ha neppure valutato le ragioni degli imputati in una riunione: la sentenza l’ha scritta il solo presidente Martellino, mentre era al mare. Lo ribadisce più volte lui stesso, in un’intervista rilasciata ieri a Repubblica, nel corso della quale non si accorge (ma non è l’unico), che quanto sostiene rappresenta la prova che il processo non è stato un vero processo.
Le accuse che vengono mosse alla Caf sono le solite: aver scritto la sentenza prima ancora di iniziare a sentire le parti, come scoperto dall’avvocato Maurizio Mascia, e aver addirittura incaricato di scrivere la motivazione il figlio di Cesare Martellino, cioè quell’avvocato Giorgio Martellino che lavora nello studio del difensore di Franco Carraro e della Figc e che è egli stesso giudice sportivo della Lega Nazionale Dilettanti del Lazio. E Martellino padre si difende. Il file scritto prima? «Il segretario della Caf, Metitieri, è abituato a scrivere prima su file i capitoli delle sentenze, caso Genoa, caso Catania (...) Così ha fatto e noi, tre giorni dopo, abbiamo attaccato il dispositivo regolarmente scritto». Martellino però non può negare che ci sia il «marchio» del pc di suo figlio come creatore del file che ha spedito il Genoa in C. E allora aggiunge: «È vero che il dispositivo l’ho scritto sul computer di mio figlio. E allora? Era agosto, eravamo al mare, ho chiesto a mio figlio di prestarmi il suo computer. E allora?»
E allora vediamo tutti gli autogol di Martellino. Punto primo, il famoso file scritto prima. La perizia informatica conferma non tanto che quel file sia stato modificato successivamente, quanto piuttosto che dal 3 agosto non sia stato più stampato. Ora, visto che il documento è stato spedito ai condannati l’8 agosto, è evidente che il fax ha trasmesso i fogli stampati il 3. Se Martellino avesse aggiunto sul «capitolo» la sentenza, avrebbe dovuto ristampare il file, altrimenti agli interessati sarebbe arrivata solo l’intestazione. Ma così non è stato.
Poi c’è la «perla». L’ex presidente della Caf fa un po’ di confusione tra il «dispositivo» della sentenza, cioè la condanna vera e propria, e la successiva «motivazione». Quella contestata e scritta sul computer del figlio è la motivazione, perché il dispositivo risulta invece creato correttamente da un computer registrato come «Caf». Ebbene, Martellino dice di aver scritto il file al mare. Era agosto. Il 6 agosto per l’esattezza, come si legge negli atti ufficiali, sia nel dispostivo, sia nella motivazione, entrambi firmati da Cesare Martellino e datati «Roma, 6 agosto». Intanto va notato che il magistrato doveva avere evidentemente molta fretta se nello stesso giorno aveva già scritto sia la sentenza, sia una motivazione che non gli ha richiesto troppo tempo e che di solito si prepara successivamente. Ma soprattutto, Martellino si dev’essere dimenticato che ufficialmente il 6 agosto era, insieme agli altri giudici della Caf, all’hotel Aldrovandi Palace di Roma, a confrontarsi e a ragionare su quale fosse la sentenza più giusta per il Genoa. La presunta esistenza di una riunione di camera di consiglio è infatti riportata sia nel comunicato ufficiale n.6/C della Ferdercalcio firmato da Franco Carraro e Francesco Ghirelli, sia nella motivazione della sentenza firmata da Cesare Martellino e sia nel «dispositivo» anch’esso firmato da Martellino. Il quale però era al mare. Nella sua intervista, l’ex presidente della Caf sostiene di fatto che quella camera di consiglio non ci fu, perché «era agosto, eravamo al mare».
Se ancora una volta le date «tradiscono» i magistrati che hanno condannato il Genoa, la memoria non fa un favore a Martellino. Il quale, per giustificare i colleghi che scrissero i bigliettini contro Preziosi, insiste nel dire che «i giudici da 19 ore stavano ascoltando avvocati che parlavano, in quelle condizioni è normale che la tensione si abbassi». Questo non avrà un gran valore giuridico, ma a parte il fatto che gli inni alla camorra non cadono «in prescrizione» in 19 ore, vale la pena ricordare che quel processo iniziò alle 10 (per aspettare che i giudici facessero colazione), si concluse alle 22 e ci fu un’interruzione di oltre due ore per pranzo. E anche le accuse rivolte agli avvocati del Genoa, che «entrando abusivamente in camera di consiglio e raccogliendo i bigliettini strappati hanno commesso una mezza dozzina di reati», cadono ricordando all’ex presidente della Caf che quegli «appunti» erano nell’aula dibattimentale dove gli avvocati avevano pieno diritto a stare. Piuttosto resta il dubbio se quei magistrati senza preconcetti nei confronti di Preziosi avessero il diritto di partecipare alla sentenza. «Non li ho redarguiti perché non avevo la certezza di chi li avesse scritti», si assolve Martellino.