Genoa così normale da essere speciale

(...) per aver osato tirare da fuori area; ho visto rossoblù che andavano addirittura sul fondo; ho visto gli avversari (e i legni) tremare su corner e punizioni; ho visto un Grifone cercare di vincere senza mai rischiare di perdere. Tenetevi forte: ho visto due palloni finire in tribuna al 92' e otto difensori sulla linea dell'area di rigore per spiegare al Bologna che il pareggio in contropiede in pieno recupero non l'avrebbe fatto.
Un Genoa da effetti speciali? No, un Genoa per cui è eccezionale essere normale. Un Genoa che battendo il Bologna ha dato ragione al suo ex mister: i moduli e i numeri sono concetti astratti. Il 4-4-2 di Ballardini è stato per lunghi tratti più 3-4-3 del 3-4-3 di Gasperini: quest'anno non si era ancora mai visto (e pure spesso) Mesto da destra crossare per trovare la conclusione di Rudolf dalla sinistra, smarcato dal movimento in area di Toni. Il rombo di centrocampo sembrava quasi un trapezio. O, quando necessario, persino un pentagono che irretiva il Bologna impedendogli di far paura alla difesa.
Un Genoa normale, quindi eccezionale nel senso più letterale del termine: un'eccezione. Ma soprattutto normali, quindi eccezionali (stavolta in senso superlativo), sono stati i suoi tifosi che hanno salutato il Gasp come meritava. Ringraziandolo, applaudendolo, riservandogli un posto intangibile ed enorme nella storia rossoblù. Ma senza invitare il presidente a perdonarlo, a riprenderlo, a vendere la società. Impossibile e sbagliato dire che era tutto sbagliato e che ora è tutto giusto. Sicuramente caro, carissimo, immenso Gasp, più che Creuza de mà, mercoledì sarebbe stata più appropriata la colonna sonora di Giugno '73: «È stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati». Grazie.