Genoa con il dubbio Borriello per il Livorno pronto Figueroa

Non sarà una prima assoluta, domenica, quella che vivrà a Marassi il presidente del Livorno Aldo Spinelli. Da patron amaranto in tribuna d'onore al «Ferraris» si è già seduto. Ma mai in Serie A, con il Genoa avversario. Non si sa se sarà della partita. Di certo, quello che si ritroverà di fronte il suo Livorno sarà un Genoa diverso da quello che nell'ottobre '97 aveva lasciato all'accoppiata Scerni-Mauro. O scio Aldo se ne andò triste, da sconfitto dopo dodici stagioni e spiccioli di presidenza rossoblù. Eppure, acquistato da Fossati nell’85 - periodo abbastanza nero: Serie B e situazione economica non rosea - il Grifone spinelliano aveva raggiunto, a metà del suo cammino, l'apice della storia genoana dal secondo dopoguerra.
Ma andiamo con ordine. Anche perché, per il self-made man di Palmi, genovese - e genoano - d'azione, la partenza non si rivelò delle migliori. Ci vollero infatti tre travagliati campionati di cadetteria e altrettanti cambi di allenatore - Burgnich, Perotti e Simoni si alternarono in pochi mesi - prima di conquistare la promozione, al quarto tentativo, con Sogliano d.g. e Scoglio in panchina. Era l'estate dell'88 quando Spinelli decise di affidare la guida tecnica al «Professore» di Lipari, che promise la A chiedendo carta bianca in tema di mercato. Fu così che arrivarono Signorini, Ruotolo, Onorati, Nappi, Fontolan e la profezia si avverò: primo posto e miglior difesa di sempre. L'anno dopo, in massima serie, l'impatto non fu affatto traumatico. Il Genoa uruguayano di Paz, Perdomo ma soprattutto «Pato» Aguilera raggiunse una salvezza piuttosto tranquilla. Per volere del presidente, Scoglio fu però costretto ad emigrare: troppo simbiotico e potenzialmente strumentale il rapporto che si era instaurato con la Gradinata Nord. Meglio lo schivo Osvaldo Bagnoli, capace di «scudettare» l'Hellas Verona. Spinelli gli affidò forse il Grifone più forte di sempre - Braglia, Torrente, Branco, Ruotolo, Caricola, Signorini, Eranio, Bortolazzi, Aguilera, Skuhravy, Onorati - e, dopo un avvio stentato e qualche polemica, nel biennio in cui rimase in sella, il mister bovisano lo ripagò, eccome: sensazionale quarto posto e conseguente cavalcata in Coppa Uefa culminata con il primo storico trionfo tricolore ad Anfield, nel quarto di finale col Liverpool, e la sfortunata uscita in semifinale contro l'Ajax, eliminazione - si disse - dovuta più che altro alla rottura tra Spinelli e la squadra per i premi-partita. E i sogni iniziarono a svanire. Anzi, da quel momento, anche se mai nessun altro presidente aveva raggiunto risultati simili nella storia recente del Grifone, per o scio Aldo dalla scaramantica sciarpa gialla piombarono critiche e mugugni. Anche perché, raggiunta la salvezza, Bagnoli s'era accordato con l'Inter, Eranio col Milan e Aguilera col Toro. Intanto, accusato di tirchieria ma con la necessità di far quadrare i conti, Spinelli aveva intrapreso la strada delle scommesse. Tra il '92 e il '95, tra esoneri e ritorni illustri, si succedettero in panca Giorgi, Maifredi, Maselli, Marchioro e Scoglio, approdarono in rossoblù «pacchi» come Dobrovolsky, Detari, Vink e Miura - gli ultimi due, però, goleador nei derby - mentre si accomiatarono giovani emergenti come Panucci e Fortunato. Anni duri, sofferti, anni di salvezze stentate, anni da Grifo, che proprio nel 1993 compiva il suo centesimo compleanno. Neanche dodici mesi più tardi, il destino si fece ancora più crudele. Sotto il diluvio del «Franchi» di Firenze, il 10 giugno '95, al termine di 120 minuti e 12 calci di rigore, si spalancarono le porte dell'Inferno: lo spareggio col Padova significò Serie B. Capro espiatorio divenne a furor di popolo il numero uno rossoblù: lo striscione «Spinelli vattene» stava a testimoniarlo ad ogni partita del Grifone. La mancata promozione nel '95-96 prima con Radice e poi con Salvemini, lo smacco della cessione di Montella ai cugini blucerchiati e un'altra crudele risalita fallita con Perotti - Ravenna, do you remember? - resero amara persino la conquista a Wembley dell'Anglo-italiano '96, insostenibile la permanenza di Spinelli al Genoa.
Come detto, nell'ottobre '97, il bistrattato Spinelli cedette il pacchetto azionario del Genoa. Un addio accolto dai più come una liberazione, anche se le cose andarono diversamente da come auspicate. Si finì per rimpiangerlo, o scio Aldo, presidente sul quale resta irrisolto un interrogativo: il migliore dei peggiori o il peggiore dei migliori? Difficile dare una risposta. Di sicuro il più longevo e, sino a oggi, il più vincente del secondo dopoguerra.