Il Genoa e i genoani vogliono voltare pagina con il Milan

L’esordio di Lucarelli e la sfida dei portieri brasiliani tra i temi in campo

Hanno parlato un po’ tutti, politici, prefetti, ex allenatori, campioni del mondo, ministri, sottosegretari, dirigenti calcistici. Finalmente si gioca e forse è meglio così. Ovviamente non sarà una festa come quella che avrebbe dovuto esserci dopo dodici anni di patimenti sportivi per il Grifone che oggi alle 15 ritrova la serie A dopo tanti Albinoleffe, Castel di Sangro, Ravenna e giu’ di lì. Di mezzo stavolta c’è il Milan ma soprattutto il ricordo dell’uccisione di Claudio Spagnolo tifoso del Genoa. Venne ammazzato fuori dallo stadio di Marassi ad opera di un ultrà rossonero, Simone Barbaglia, oggi libero. Inutile girarci intorno, su questo appuntamento, pesa come un macigno su coscienze e decisioni da prendere o già assunte, come l’interdizione ai sostenitori ospiti, proprio quel tragico giorno del gennaio del ’95. Il popolo genoano se si guarda indietro capirà che se da una parte è comprensibile non dimenticare, dall’altra è venuto il momento di sposare in pieno le parole di Cosimo Spagnolo, il papà di Claudio che in tutti questi anni di insopprimibile dolore, ha tenuto una linea saggia, se non perdonando, anestetizzando ancora una volta quella tragedia affinchè non si ripeta più in altre famiglie.
A Marassi il Genoa con i campioni d’Europa potrà anche uscire battuto, non è detto, ma sta nel gioco. Cosa invece che non dovrà accadere è quello che qualcuno perda la testa e di conseguenza faccia perdere la faccia all’intero mondo rossoblù. Gasperini e i suoi che ieri si sono allenati sotto lo sguardo del presidente Preziosi e del suo vice Pastorello, promettono impegno e aggressività per mettere in difficoltà i campioni d’Europa. Lucarelli potrà esordire, mentre Gasparetto sostituirà l’infortunato Borriello. Unico dubbio il ballottaggio tra Konko e Rossi sulla fascia. E poi dentro tanto cuore per arginare il genio di Kakà, la grinta di Gattuso, le geometrie di Seedorf e l’opportunismo di Gilardino. Nessun artificio tattico, Gasperini si affida alla propria filosofia un po’ champagne, un po’ pane e salame, che lo ha portato in alto.
Per il resto ci sono i guantoni di Rubinho impegnato nel derby brasiliano col collega Dida, altro motivo di un match che è una classica del calcio italiano. D’altronde anche il mister del Milan Claudio Ancelotti ci tiene a partire col piede giusto: «Siamo i campioni d’Europa e dovremo giocare come tali. Il Genoa è una buona squadra ma noi vogliamo vincere».
Pazienza se non ci sarà il tutto esaurito: oltre ventunmila abbonati, almeno tremila paganti. La parte buona c’è eccome e di più non si poteva, visto che molti hanno paura, in tanti hanno rinunciato al biglietto perché le ricevitorie Lottomatica sono pochissime e appunto i milanisti dovranno stare alla larga per ragioni di ordine pubblico su cui vigileranno centinaia di uomini delle forze dell’ordine per timore di farneticanti cani sciolti non importa di quali colorazioni.
Il Genoa, in fondo, si riprende una serie A accarezzata, sfumata e infine ottenuta con merito. Il Grifo sogna solo per questo un successo storico che manca dall’84 guardando alla fine lassù con un groppo in gola e questa sì sarebbe una concessione emotiva bellissima. Più forte di qualsiasi stupida «vendetta» che non si consumi sul prato verde. L’unica accettabile.