Genoa, festa e futuro

(...) Finisce la serata. O meglio inizia, a seconda che la si voglia vedere nel suo aspetto formale e inappuntabile, oppure raccontare nella parte vietata a telecamere e microfoni. E dunque val la pena archiviare subito il primo tempo con l’aperitivo tutto perbenino. E con Preziosi che solo si concede una sorridente botta di «Giuda» nei confronti di Omar Milanetto, reo di averlo «salutato» con quella confidenza che a lui solo è concessa, quando ancora non era scattato il coprifuoco mediatico.
Poi è lo stesso patron a invitare tutti all’interno del teatro. Per la cena raffinatissima. E per scaricare definitivamente tutta l’adrenalina accumulata durante il campionato. È sempre Milanetto a scegliere il ruolo del sommelier. Assaggia tutto, gradisce, ma soprattutto mesce volentieri a chiunque gli capiti vicino. Il «professore», il sempre serissimo Paolo Barbero specialista in miracoli riabilitativi, diventa la sua vittima preferita. Ma anche altri sanno che il campionato è finito.
Lo spettacolo delle ballerine di burlesque che accompagna le portate affascina gli attentissimi Floro Flores e Mesto, anche se zitto zitto è ancora mister Ballardini a non alzarsi mai dal tavolo neppure per prendere una boccata d’aria quando sul palco si alza il sipario. Altro colpo all’immagine, mentre il suo vice Carlo Regno diventa protagonista dei cori da stadio intonati persino da Marco Rossi. Kucka scappa presto, «gatto» Scarpi si muove in scioltezza, Floro Flores si dimostra già fuori forma quando non riesce neppure a sfuggire alla marcatura di Fabrizio Preziosi, deciso a imporre la tradizione delle camicie strappate di fine anno. Lui, Fabrizio, diventa protagonista fino alla fine. «Amore mio», lo chiama sul palco papà Enrico. Scatta l’applauso di tutto il teatro al direttore sportivo che, forse sapendo di non essere più tesserato, in più occasioni aveva lanciato i canti più amati dalla Nord, quelli, tanto per capirsi, che suonando il campanello confermano - semmai ce ne fosse bisogno - che il derby è stata gioia vera. Ma i sentimenti dei tifosi li scalda ancor più quando gli viene chiesto se il suo è davvero un addio al Genoa: «Non escludo che un domani...», poi qualche frase e ancora un «nella vita mai dire mai» che lascia aperta la porta del cuore. Con patron Enrico sempre sorridente e posato nonostante «l’undicesimo o dodicesimo bicchiere di champagne», sale sul palco anche Floro Flores e il discorso scivola inevitabilmente sulla conferma. Il bomber vorrebbe rimanere, scherza con il presidente sul contratto, ma appare quasi impacciato finché non salta sul palco ancora lui, Omar Milanetto, regista ovunque. «Aspettate, che traduco quello che dice», scherza e dimostra di aver già rubato il mestiere all’amico Luca Bizzarri con una gag stile Bin Laden genovese. Floro in napoletano ci tiene a «ringraziare prima di tutto il presidente...» e il Mila s’impossessa del microfono e traduce: «...dopo un’opera di lechinaggio...». Ma ormai è festa. Canti, balli, qualche bottiglia. E i giocatori che, dopo il din don, al presidente intonano: «In Europa portaci con te».