«Il Genoa è meglio di Jovanotti»

Genovesi a frotte nella cittadina piemontese che da ieri ospita il ritiro del Grifone

da Acqui Terme

Ad Acqui Terme il Genoa ormai è di casa. Lo è da anni, dai tempi del professor Scoglio, e di anni ne sono passati diciotto, perché da queste parti è un vero business, quanto la mitica «bollente» in cui si tuffano in migliaia durante l’anno per guarire reumatismi e giù di lì.
Un giro d’affari fortemente alimentato dai tifosi rossoblù attesi in tantissimi già questa sera per la passerella contro la formazione locale che milita in Eccellenza.
Difficile quantificare, ma la sensazione è che i genoani siano graditi ancora più degli juventini che tre anni fa, quando la Vecchia Signora era stata poco elegantemente mandata in serie B, vennero proprio ad Acqui per riprendersi da Moggiopoli, ma non è che lasciarono il segno più di tanto nei conti finali.
Lo dice anche l’assessore allo sport Paolo Tebano che magari è anche un po’ di parte, essendo lui genovese trapiantato qui in basso Piemonte, ma soprattutto perché ha il rossoblù nel cuore: «Con il Genoa si va sul sicuro, nel senso che la sua gente non tradisce mai. E ad Acqui il calcio è un bel veicolo d’immagine. Guardi – continua – poche settimane fa abbiamo organizzato due concerti su cui puntavamo molto. Prima Jovanotti e poi i Pooh, mi spiego, mica nomi di poco conto, ma non è che siamo stati molto soddisfatti. Insomma, forse è meglio il calcio quando di mezzo c’è la passione dei genoani». Striscioni e cartelli di benvenuto alla squadra non solo in centro, stand del Genoa Store in piazza Italia proprio davanti all’Hotel Nuove Terme che ospita Marco Rossi e compagni. I giocatori d’altronde, malgrado il caldo opprimente, si prestano a fare da richiamo firmando autografi, concedendo interviste e catturando l’attenzione dei turisti in giro per il vicino mercatino. Insomma, Gasbarroni, Palladino o Figueroa si divertono mischiandosi ai passanti che come età media non sono giovanissimi.
Sono cambiati i tempi, forse in meglio. Anni fa Nicola Caricola guidò una specie di rivolta perché aveva trovato un pipistrello in camera e voleva che la squadra lasciasse l’hotel di allora, ma ci fu pure una sollevazione perché il sugo della pastasciutta non era di gradimento a qualche suo compagno. E addirittura c’era chi contestava che in paese c’erano troppi pensionati. Ora non c’è il minimo accenno a scontenti, a parte la temperatura decisamente diversa da quella a cui il gruppo era abituato in Austria.
Il tecnico Giampero Gasperini è soddisfatto, come riferiva all’assessore allo sport Dino Storace capo ufficio stampa del Genoa. Il Comune di Acqui in mano al centro destra con giunta guidata dal sindaco Danilo Repetti paga tutto al club e ufficialmente l’unico introito che riceve è l’incasso dell’amichevole con la squadra di casa. Per questo i prezzi non sono proprio simbolici: un biglietto intero costa 12 euro, il ridotto 8: «Ma l’importante – spiega l’assessore Tebano che di lavoro fa il medico – è l’indotto e la pubblicità che ci facciamo a Genova e in Liguria a cui siamo ovviamente legati a filo doppio». Alberghi rinnovati, il campo da golf, mettiamoci il Dolcetto della vicina Cremolino.
Ma Acqui che conta oltre ventimila residenti, ha davvero bisogno del pallone rossoblù? La sensazione, vedendo gli sportelli bancari, è che sia tutto un di più, ma al di là dei bilanci economici l’evento è consolidato. Chi potrebbe parlare per ore del ritiro e di come si organizza un lavoro simile è Tonino Battaglia, per tutti il «sindaco ombra» di Acqui. Genoanissimo è lui che di fatto ha storicamente portato la squadra qui e a distanza di anni non ha perso l’entusiasmo e con tanto di maglietta d’ordinanza del Grifo tra una telefonata e una imprecazione, trova il tempo per spiegare i suoi compiti: «Deve funzionare tutto alla perfezione e sia il comune che la società devono essere soddisfatti. Ora scusate, ma devo occuparmi delle amichevoli». È un personaggio. Il resto è nelle mani del team manager Salucci che ha redatto le regole interne all’insegna del lavoro e della puntualità. I giocatori si svegliano alle 8 per presentarsi in campo alle 9,30. Poi pranzo alle 12.45 e riposo fino alle 16. Altra seduta fino alle 18,30, quindi la cena e giornata che si conclude alle 23 quando si devono spegnere le luci nelle camere. Che presto avranno un ospite in più: Sokratis Papastathopoulos acquistato dall’Aek Atene. Potrebbe poi, forse, aggiungersi anche Matteo Ferrari, che si è svincolato dalla Roma, e per il quale le trattative continuano. Altri investimenti e così pure ad Acqui tutto ciò che è griffato Genoa va a ruba, per la felicità di Daniele Bruzzone che si occupa di marketing: «Rispetto all’anno scorso abbiamo incassato cinquantamila euro in più».