Il Genoa rischia di partire da -9

Biondi, legale della difesa: «Partita pulita». Ma gli indagati rischiano due anni

Paola Balsomini

da Genova

Ci sono altri due iscritti nel registro degli indagati nell’inchiesta per «frode sportiva» aperta dal pubblico ministero genovese Alberto Lari: l’ex presidente del Venezia Franco Dal Cin e il figlio Michele. Entrambi saranno sentiti lunedì mattina alle ore 9.30 a Genova, nella stazione dei carabinieri di Forte San Giuliano, mentre ieri sono stati interrogati due giocatori del Piacenza.
L’inchiesta però si è fermata proprio sulla gara contro il Venezia, mentre su quella tra Piacenza e Genoa, terminata con il risultato di 2-2 e che aveva obbligato i rossoblù a rimandare la festa per la promozione in serie A (arrivata la settimana dopo proprio contro i lagunari), non è emerso alcun elemento rilevante. A finire sotto osservazione quindi è proprio l’ultimo match giocato dalla squadra di Serse Cosmi, anche se ieri è stata smentita l’iscrizione nel registro degli indagati dell’attaccante arancioneroverde Borgobello, mentre rimangono confermati i nomi di Enrico Preziosi, del figlio Matteo e del direttore generale del Genoa Stefano Capozucca, oltre a Pino Pagliara, diesse del Venezia fermato a Desio con 250mila euro in contanti nell’auto, che dovrà rispondere di «appropriazione indebita».
I carabinieri, oltre ai soldi hanno anche sequestrato «materiale relativo a Maldonado». In realtà si tratta del contratto stipulato tra il Genoa e lo stesso Venezia per la cessione del difensore al club rossoblù. Contratto che però non è stato stipulato secondo i tempi e con i moduli della Lega Calcio. E il Genoa, solo per questo, rischia un punto di penalizzazione. Intanto si stanno muovendo gli avvocati delle due società, Mirko Mazzali per i lagunari e Alfredo Biondi per il Genoa. Lo stesso Preziosi ieri ha deciso di affidarsi anche a Mattia Grassani, l’avvocato che aveva difeso il Modena per l’inchiesta sul calcio scommesse.
Biondi invece è tornato da Roma dove ha avuto un contatto con il procuratore capo dell’Ufficio Indagini della Figc Italo Pappa, che ha aperto una nuova inchiesta, mentre nel pomeriggio ha incontrato il pubblico ministero Lari a Palazzo di Giustizia: «È stata una partita vera - spiega - giocata fino all’ultimo minuto e siamo assolutamente tranquilli».
Però ci sono i testi, mezze frasi, cose dette e non dette. E ogni singola parola sarà passata al vaglio della giustizia sportiva. Quella che, in realtà, tiene la Genova rossoblù con il fiato sospeso. Le cimici in un albergo del ponente cittadino hanno infatti intercettato una telefonata tra il portiere Lejisal e un compagno di squadra. Proprio il numero uno il giorno dopo era sceso in campo dal primo minuto sfoggiando una prestazione maiuscola, per poi essere sostituito «per un problema al dito», come ha dichiarato, tra il primo e il secondo tempo.
Rimangono anche le intercettazioni tra alcuni dirigenti delle due società; Enrico e Matteo Preziosi saranno sentiti la prossima settimana insieme a Capozucca e Pagliara. Il re dei giocattoli preferisce non commentare e si è limitato ad una frase: «Ma perché mi fanno questo?». Il suo club rischia, come minimo, di partire da -9 in serie A. A Palazzo di Giustizia stanno prendendo in considerazione l’ipotesi di un reato di «associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva», visto che il numero di indagati è superiore a tre. Le eventuali condanne arriverebbero ad un massimo di due anni di carcere, in caso di frode (la gara era inserita in un concorso, la schedina), per raddoppiarsi nel caso di associazione a delinquere. I tempi? Almeno un mese. Dopo i calendari di serie A.

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