Genoa travolgente, Nord sempre più tiepida

Giovanni Porcella

Il Genoa colleziona record, confeziona gol d’autore e mette in vetrina giovani di sicuro valore come Criscito e Coppola, ma anche giocatori alla vigilia della stagione davvero inattesi come Greco. Il bomber, inventato da Gasperini come attaccante, è il terzo lato del triangolo magico completato da Sculli e Adailton. Dodici dei 17 gol realizzati dai rossoblù portano la loro firma.
Greco dopo il successo è felice: «Neanche io mi aspettavo un’esplosione del genere» rivela il giocatore, un pallino del presidente Preziosi dai tempi in cui militava nella Primavera del Como. «Questo momento lo voglio condividere proprio con lui, senza dimenticare Gasperini e i compagni che mi aiutano a valorizzare le mie qualità». Greco ha colpito tutti quelli che erano davanti alla tv per l’urlo «mamma mia» gridato davanti alle telecamere, nell’esultanza seguita al gol realizzato di destro nella porta del Cesena: «Mi è venuto spontaneo. Ho fatto dei gol forse più belli dell’ultimo, ma col destro e in quel modo non ne ricordo. È stata una gioia grandissima dopo una settimana travagliata. Ora piedi per terra, non è tempo ancora di volare con la fantasia». Eppure è difficile rimanere calmi in questa fase in cui tutto gira a meraviglia. Così i tifosi preparano già la trasferta di Verona, in programma nel posticipo di campionato di lunedì prossimo, dove mancherà Bega che verrà squalificato. Al suo posto dovrebbe giocare Biasi.
A proposito di tifosi sta suscitando un forte dibattito la situazione che si è venuta a creare nella Nord dopo l’uscita di scena dell’Ottavio Barbieri che negli ultimi anni ha avuto la leadership del settore più caldo della gradinata rossoblù. Inutile girarci intorno, da qualche partita c’è una situazione di vuoto. Per carità, lo stadio è positivo anche così, il tifo è spontaneo e coinvolge emotivamente tutti, ma la Nord, obiettivamente, prima era un’altra cosa. Anche di fronte ad un Genoa travolgente come quello che ha preso a pallonate per 75’ il Cesena, chi sabato era al Ferraris lo puo’ testimoniare, ci sono stati momenti, soprattutto nella ripresa, se non proprio di silenzio quantomeno di una calma più da Carlo Felice che da campo di calcio.
Premesso che è un sacrosanto diritto di tutti andare allo stadio e gustarsi le partite come meglio uno intende fare ed avere la libertà di azione stando pure zitto senza prendersi degli schiaffoni perché non canta o peggio non contesta Tizio, Caio o Sempronio, è anche comprensibile che un match di pallone sia così coinvolgente da trascinare l’incitamento per i colori della propria squadra. La Nord è stata sempre un punto di riferimento per il popolo rossoblù, anche per i calciatori. Anche l’anno scorso in una situazione meno divertente di quella attuale, la partita decisiva per la storia del Grifone contro la Salernitana l’hanno, sì, vinta i giocatori, ma grazie all’aiuto di un ambiente carico al punto giusto. Il fattore casalingo è anche questo, un po’ come accadde anni fa con l’Oviedo o il Liverpool. Marassi per questo ha sempre fatto paura a chi ci è venuto a giocare. Per questo a Gasperini e ai suoi ragazzi bisogna fare i complimenti per il filotto casalingo, perché ottenuto in un contesto diverso da quello abituale. Caldo, sempre, ma onestamente non bollente. Della Nord, più avanti, ce ne sarà bisogno quando i punti peseranno molto. Sarà inevitabilmente così. Occorre pensarci fin da ora con il sorriso perché questo Genoa merita non solo le lodi ma l’affetto e un abbraccio intenso e sonoro di chi lì in mezzo alla bolgia ha spinto, in passato, anche chi non correva più.