Genocidi, guerre e torture Tutte le atrocità del raìs

Le città del Kurdistan rase al suolo e gli abitanti sterminati con i gas, le fosse comuni dove sparivano migliaia di oppositori: in un volume realizzato da numerosi studiosi, che uscirà in Francia il 5 settembre, la storia del regime iracheno e del suo leader

Alberto Toscano

«Uno dei più grandi criminali della storia dell’umanità». Questo è il ritratto di Saddam Hussein che scaturisce, in modo al tempo stesso tragico e nitido, dalla lettura di un volume destinato a condizionare le riflessioni e l’attuale dibattito internazionale sul conflitto iracheno. S’intitola il Libro nero di Saddam Hussein ed è un istruttivo mattone di 704 pagine, scagliato contro l’immagine di uno dei più sanguinari dittatori di tutti i tempi, colpevole - secondo questa capillare ricerca storica - della morte di un milione di civili e due milioni di militari, nonché dell’esistenza di un milione e mezzo di handicappati. Un ricordo atroce per una popolazione che è oggi di 25 milioni d’abitanti.
Le Livre noir de Saddam Hussein, pubblicato da «Oh!Editions», esce a Parigi nei prossimi giorni e sarà in vendita nelle librerie transalpine a partire dal 5 settembre. Avendone ottenuta una copia in anteprima, possiamo testimoniare che si tratta di uno studio realizzato con metodi rigorosi da parte di un’équipe di esperti di tutto rispetto. Un’opera che si colloca nel solco di un «libro nero» divenuto celebre in tutto il mondo: Le livre noir du communisme, uscito sempre a Parigi cinque anni fa a opera di un gruppo di studiosi guidato dallo storico transalpino Stéphane Courtois.
Come nel caso del Libro nero del comunismo, il Libro nero di Saddam Hussein è il frutto del lavoro di ricerca di studiosi molto diversi tra loro sul piano della formazione universitaria e delle opinioni politiche, ma decisissimi a rompere la cortina di silenzio che ha avvolto per tanto tempo un argomento particolarmente «sensibile». Stavolta non si tratta più di un’ideologia, ma di un personaggio che ha creduto di poter disporre della propria popolazione e dei destini stessi del Medio Oriente come di una sorta di proprietà privata. L’équipe di studiosi, che ha realizzato l’opera, è guidata dallo scrittore e giornalista francese Chris Kouchera, grande specialista del Medio Oriente e in particolare del Kurdistan.
In questi ultimi anni - dall’offensiva angloamericana in Irak del marzo 2003 all’attuale dibattito sulla nuova Costituzione, passando per le risoluzioni dell’Onu che hanno dato nuova veste alla presenza internazionale nel travagliato Paese mediorientale - uno dei temi più discussi è stato quello della presenza o no di «armi di distruzioni di massa» a Bagdad e dintorni. Gli avversari dell’intervento contro Saddam Hussein hanno accusato gli angloamericani d’aver preso in giro il resto del mondo partendo proprio da quell’argomentazione. Adesso il Libro nero dice chiaramente che il concetto di «distruzione di massa» va letto in una prospettiva storica, da cui risulta come sarebbe stato uno sbaglio continuare a tollerare la presenza al potere di un criminale come Saddam Hussein.
«La prima arma di distruzione di massa è stato Saddam Hussein. Per 35 anni s’è accanito contro il suo stesso popolo. Fino agli ultimi giorni del proprio regime, egli ha condotto un’operazione di “arabizzazione” delle regioni curde, denominata Anfal, ossia il bottino: circa mezzo milione di persone scomparse, in maggioranza donne e bambini, e oltre 4.500 villaggi rasi al suolo. Le fosse comuni sono innumerevoli. Purtroppo gli iracheni non possiedono un numero sufficiente di laboratori in grado di effettuare i test sul Dna allo scopo di identificare le vittime. Quattro milioni di esiliati cercano ancora, nel 2005, di ritrovare ciò che resta delle loro case d’un tempo». A scrivere queste frasi nell’introduzione al libro non è un agente della Cia o un fanatico sostenitore di George W. Bush. È un ex ministro del governo di sinistra guidato dal primo ministro Lionel Jospin: il socialista francese Bernard Kouchner, che ha retto per anni il dicastero della Sanità. Kouchner, 65 anni, è un medico abituato a girare il mondo e a studiare senza pregiudizi i problemi delle popolazioni dei Paesi definiti, in modo talvolta irritante, come «in via di sviluppo», mentre di «sviluppo» ne vedono ben poco e di democrazia ancor meno. Nel 1971 è stato uno dei fondatori dell’associazione Médecins sans frontières (Medici senza frontiere) e nel 1980 è stato il fondatore dell’associazione Médecins du monde (Medici del mondo). È stato ministro una prima volta nel periodo 1988-91 come titolare dell’aiuto umanitario nel governo del socialista Michel Rocard. Poi è stato ministro altre tre volte, occupandosi di aiuti internazionali e infine come titolare della Salute (fino al 2002).
Kouchner è durissimo nei confronti di Saddam Hussein, ma non trascura le critiche alla Francia, che ha collaborato alla messa a punto della sua poderosa macchina bellica. Il suo racconto comincia dal 1974, quando guidò la prima missione autonoma in Irak di «Medici senza frontiere». Kouchner ricorda un attacco che cooperanti francesi e popolazione civile locale subirono nel Kurdistan iracheno: «Gli elicotteri di Saddam - dice - ci hanno attaccati in mezzo a una folla curda che tentava di fuggire. Io vedo ancora le mitragliatrici che ci sputavano addosso i loro proiettili, i missili che esplodevano sull’asfalto, le decine di corpi nei fossati». Poi l’ex ministro aggiunge: «I velivoli e i missili erano francesi. Saddam Hussein era allora il vicepresidente dell’Irak: il nostro Paese gli vendeva la morte». E ancora: «Assieme a numerosi medici francesi, io ho lavorato più volte al fianco delle popolazioni curde e di quelle sciite, che sono maggioritarie e che erano altrettanto represse. Per tutti questi anni la Francia ha appoggiato il suo amico Saddam, facendo commercio di materiale da guerra e facendo finta di non vedere le popolazioni martirizzate».
La tesi del libro viene sintetizzata da una frase di Kouchner: «Il mondo è migliore senza Saddam Hussein». Certo gli americani hanno commesso, secondo vari saggi contenuti nel volume e secondo lo stesso Kouchner, errori talvolta molto gravi in vari momenti storici e soprattutto nel gestire il periodo immediatamente precedente e immediatamente seguente le ostilità scatenate nel marzo 2003. Gli Stati Uniti avrebbero dovuto muoversi prima invece di vedere in Saddam un alleato in funziona anti-iraniana. Poi, secondo Kouchner, si sono mossi per ragioni «sbagliate», nel senso che avrebbero dovuto insistere sui massacri commessi dal dittatore iracheno contro il suo stesso popolo piuttosto che sulle foto di presunte «armi di distruzione di massa». Si torna così al concetto secondo cui la vera «arma di distruzione di massa» era lui: Saddam Hussein, con la sua ferocia, il suo passato, il suo micidiale clan di potere e le sue mani grondanti di sangue. Dunque l’intera carriera di Saddam Hussein è costellata dagli errori di un Occidente talvolta terribilmente miope. Ma ciò - secondo il Libro nero - non può nascondere l’essenziale: il fatto che l’intervento militare abbia liberato l’umanità da un pericoloso criminale e che il mondo sia migliore senza un Saddam al potere.
Il libro si divide in sette parti, rispettivamente intitolate : 1) Un regime contro il suo popolo; 2) La repressione degli sciiti; 3) Il genocidio dei curdi; 4) Le guerre di Saddam Hussein; 5) Le reti di sostegno pro-irachene; 6) Bilancio di 35 anni di dittatura; 7) Quale giustizia per Saddam Hussein. Tra gli autori ci sono studiosi del Medio Oriente molto noti sul piano internazionale, tra cui Antoine Sfeir, che dirige a Parigi la rivista Les Cahiers de l’Orient e che ha pubblicato tre anni fa un Dizionario mondiale dell’islamismo. Ci sono anche intellettuali iracheni, come Sami Zubaida, che insegna sociologia politica a Londra, e Faleh Jabar, anche lui sociologo.
La lista degli autori dei saggi, che compongono il volume, è impressionante, includendo tra l’altro l’ex ministro delle Finanze polacco, che è dal 2001 presidente della Banca nazionale di Polonia, Leszek Balcerowicz; il noto giornalista di Bagdad Zuhair al Jezairy; il medico iracheno, specialista in armi chimiche, Shahriar Khateri; l’europarlamentare britannica Emma Nicholson of Winterbourne; Khaled Salih, professore di Scienze politiche in Danimarca e nota personalità curda irachena.
Il saggio sulle armi chimiche utilizzate contro la popolazione curda è documentato quanto sconvolgente. A scriverlo è stata la francese Françoise Brié, che è stata responsabile di vari programmi d’assistenza umanitaria a livello internazionale e che ha una formazione sia medica sia giuridica. Purtroppo le conseguenze dell’uso di sostanze di questo genere contro la propria popolazione civile da parte di Saddam Hussein continuano a farsi sentire nella carne viva dell’Irak attuale. Non solo perché ci sono i feriti e gli handicappati. Ma anche sul piano dei danni all’ambiente, che non si cicatrizzeranno tanto in fretta.
Nel capitolo sul futuro processo a Saddam Hussein, il giurista canadese André Poupart sostiene che devono essere gli iracheni stessi a giudicare l’ex dittatore, colpevole di crimini come il massacro col gas dei curdi nel 1988, la sanguinosa repressione degli sciiti nel 1991, il ricorso sistematico a fosse comuni per eliminare i cadaveri delle vittime della repressione, la guerra contro l’Iran, l’invasione del Kuwait, il massacro dei membri della tribù Barzani negli anni ’80 e l’esecuzione di dignitari religiosi sciiti nel 1980 e nel 1999. In realtà la lista dei crimini per cui Saddam Hussein è imputabile è ben più lunga, visto che quel periodo di dittatura durata 35 anni (prima come vicepresidente e poi come presidente) può essere oggetto di una nuova Norimberga. Comunque è importante che le decisioni vengano prese dagli iracheni, che possono così dimostrare d’aver voltato essi stessi la pagina per cui hanno pagato un prezzo enorme. Ci sono situazioni in cui storia, politica e giustizia devono dimostrare d’esser capaci d’andare avanti insieme: il processo a carico di Saddam Hussein sarà una di quelle situazioni.
Resta una domanda: Saddam è stato o no un dittatore come tanti? Dal Libro nero di Saddam Hussein emerge una risposta negativa: il potere dell’ex raìs di Bagdad è stato un periodo di feroce repressione interna - in particolare contro la minoranza curda, ma anche contro la maggioranza sciita e contro quelle componenti sunnite che non si sono piegate alla logica della dittatura - dal quale sono scaturiti rischi di gravissima destabilizzazione internazionale. Sì, Saddam è stato uno dei più sanguinari e più pericolosi dittatori che si ricordino.