Genocidio armeno, scintille Parigi-Ankara

In Francia sta per diventare reato il negazionismo. La Turchia: reagiremo

Marta Ottaviani

Occhio per occhio, dente per dente. A rispolverare l'antica legge del taglione questa volta è stata la Turchia. La Tbmm, la Grande assemblea nazionale turca, ha fatto sapere che, se giovedì i colleghi francesi approveranno la legge sul genocidio armeno del 1915 (mai riconosciuto da Ankara), il giorno prima i deputati della Mezzaluna ne metteranno in discussione una sui massacri compiuti dalla Francia durante la Guerra di Algeria. La bozza era pronta da alcuni mesi ed era già stata presentata da tre parlamentari della Tbmm. Ma non era mai stata inserita nell'agenda dei lavori per non guastare la relazioni, già piuttosto delicate, con Parigi, che, come noto, è anche una delle più fiere oppositrici dell'ingresso della Turchia nell’Ue.
I rapporti fra le due nazioni erano già diventati molto tesi lo scorso maggio, quando l'Assemblea nazionale francese aveva annunciato come imminente il voto sulla legge che prevede la reclusione di un anno a chi nega l'esistenza del genocidio del 1915. Come reazione, il governo di Ankara reagì richiamando in patria l'ambasciatore, Osman Koruturk. La decisione di rinviare la votazione da parte del parlamento parigino contribuì a sotterrare l'ascia di guerra da entrambe le parti.
Ma ora sembra stiano facendo a gara a chi la disseppellisce. Lo scorso 28 settembre, il Parlamento europeo di Strasburgo ha declassato il riconoscimento del genocidio armeno da parte di Ankara, che prima era una conditio sine qua non per l'ingresso della Turchia in Unione Europea, sostituendolo con un invito per il Paese della Mezzaluna a «confrontarsi con la propria storia». Subito dopo l'Assemblea nazionale francese ha rispolverato la legge messa da parte qualche mese fa, fissando la votazione per il 12 ottobre.
Anche questa volta la reazione di Ankara non si è fatta attendere. Il presidente della Repubblica turco, Necdet Ahmet Sezer, di orientamento laico e moderato, ha scritto una lettera alla sua controparte, Jacques Chirac. Ad andare giù pesante con i toni sono stati il ministro della Giustizia, Cemil Çiçek e il portavoce del ministero degli Esteri, Namil Tan. Çiçek, nei giorni scorsi, ha dichiarato alla stampa che la Francia, prima di attaccare la Turchia, avrebbe dovuto pensare a tutte le persone che ha sterminato in Algeria. Ancora più duro Namil Tan, che venerdì, parlando con i giornalisti, ha lanciato un chiaro messaggio all'esecutivo guidato da Dominique de Villepin. «La decisione dell'Assemblea nazionale - ha detto Tan - avrà serie ripercussioni sulle relazioni fra i due Paesi. A tutti i livelli. Senza contare che il popolo turco considererà questa azione così ostile, che non siamo in grado di prevedere quale sarà la sua reazione. Ci aspettiamo che la Francia eviti di compiere un passo falso».
Parole che non lasciano molto margine di trattativa e che non prevedono nulla di buono.