Genocidio armeno, turchi inferociti Pronte ritorsioni contro la Francia

Alberto Toscano

da Parigi

Dovrebbe essere votata giovedì dall'Assemblea nazionale francese la legge che già sta provocando uno tsunami di polemiche nelle acque del Mediterraneo. La Francia vuol punire con multe salate - e teoricamente col carcere fino a un anno - coloro che propagandano tesi “negazioniste” a proposito del genocidio compiuto nel 1915 dai turchi a scapito degli armeni. Il governo di Ankara non è disposto a coprirsi il capo di cenere per una vicenda tanto lontana nel tempo.
Già lo scorso maggio Parigi era sul punto di varare il disegno di legge che ormai da anni è al centro delle polemiche con Ankara. La votazione era stata bloccata in zona Cesarini perché si è sperato in una sorta di “europeizzazione” di questo dossier e anche (forse soprattutto) perché la Francia ha visto con un certo timore le possibili conseguenze economiche dell'ira turca. Attualmente Ankara è impegnata nella realizzazione di una raffica di progetti infrastrutturali, dalle autostrade alle centrali nucleari, che vedono impegnate le grandi imprese transalpine. Dunque i francesi hanno sperato in un atteggiamento altrettanto fermo da parte dei deputati europei, a cui hanno rifilato la patata bollente della delicata questione storica. Storica e soprattutto politica, visto che i principali partiti francesi d'ogni colore - essendo contrari o perlomeno assai perplessi di fronte all'ipotesi di ammettere la Turchia nell'Unione - utilizzano la questione del genocidio armeno per scongiurare quell'eventualità. Come? Semplicemente affermando che mai e poi mai Ankara potrà «europeizzarsi» senza riconoscere fino in fondo il peso del proprio passato.
I turchi sono inviperiti. Dicono che da anni stanno facendo sforzi d'ogni genere, in campo sia politico sia economico, per adeguarsi agli standard d'ingresso nell'Unione europea e sono convinti che la questione del genocidio armeno sia un pretesto per tenerli ad aspettare pazientemente sui Dardanelli. Minacciano di far votare dal loro Parlamento una legge per riconoscere il «genocidio fatto dai francesi in Algeria». Il 28 settembre il Parlamento europeo ha deluso i francesi, decidendo di non considerare il riconoscimento del genocidio armeno del 1915 come una condizione sine qua non della futura adesione di Ankara all'Ue.
A quel punto il Parlamento di Parigi ha dovuto sbrogliarsela da solo. Così è tornata all'ordine del giorno la legge che punisce il negazionismo del genocidio degli armeni. Ormai sembra poco probabile che i deputati rinuncino un'altra volta a votare il disegno di legge: sia il principale partito della maggioranza (l'Union pour un Mouvement populaire, Ump) sia il principale gruppo d'opposizione (quello socialista) sono pronti a esprimersi favorevolmente su quel testo. Intervistato dalla tv pubblica, il segretario socialista François Hollande si è espresso per il voto della “legge armena” e ieri l'esponente dell'Ump Patrick Devedjian, molto vicino al ministro dell'Interno Nicolas Sarkozy, gli ha dato ragione.
Lo stesso Sarkozy ha lasciato intendere che il voto francese poteva essere evitato se la Turchia avesse aperto le sue frontiere all’Armenia e avesse cancellato dal codice penale l’articolo 301 (che punisce l’offesa all’identità turca e in base al quale sono finiti sotto processo diversi scrittori). Immediata la replica del premier turco Erdogan: «La Francia non è nella posizione per criticare la Turchia. Prima pensi ai suoi problemi». Erdogan e il ministro degli Esteri Gul hanno anche fatto sapere che le imprese francesi potranno scordarsi gli appalti turchi. A Bruxelles la Commissione segue perplessa l'intera vicenda. Il commissario all'allargamento, Olli Rehen, ha criticato i francesi, definendo «controproducente» l'approvazione della futura legge.