Genova: aborti clandestini, indagate otto donne

Le accuse nei confronti del medico suicida a Rapallo basate anche su intercettazioni telefoniche. Presto le pazienti saranno ascoltate in Procura. <strong><a href="/a.pic1?ID=247696">L'allarme dei ginecologi</a></strong>: &quot;Boom di aborti fai da te&quot;

Genova - Sono otto le donne indagate nell’inchiesta sugli aborti clandestini che ha sconvolto, fino a portarlo al suicidio, il medico genovese Ermanno Rossi, 54 anni, ginecologo dell’Istituto Gaslini, che lunedì sera si è lasciato cadere dall’undicesimo piano del grattacielo di Rapallo dove aveva uno dei suoi studi privati. A lui, molto noto e stimato da colleghi e pazienti, erano arrivati gli inquirenti dopo una serie di accertamenti e intercettazioni telefoniche avviate per la denuncia dell’amica di una delle donne sottoposte all’intervento di interruzione della gravidanza. La «confessione» fra le due, che doveva restare confinata nell’intimità, è finita sul tavolo del sostituto procuratore Sabrina Monteverde. E il magistrato ha immediatamente incaricato i carabinieri dei Nas che, in poche settimane, hanno raccolto testimonianze definite ieri «molto documentate». Vengono definiti positivi, in particolare, gli esiti delle perquisizioni negli studi del ginecologo a Genova e a Rapallo, dove sarebbero stati trovati strumenti e medicinali utili a procurare gli interventi.

Secondo quanto è emerso nelle ultime ore che hanno preceduto il tragico gesto del medico, che lascia la moglie e un figlio di 11 anni, le signore ora indagate, tutte appartenenti alla cosiddetta «Genova bene», avrebbero fatto ricorso a Rossi per abortire in assoluta riservatezza, al di fuori delle procedure e strutture previste dalla legge 194. Nel frattempo, il magistrato fa sapere che conta di chiudere l’inchiesta entro questo mese. Nell’ambito del procedimento, il sostituto procuratore ha già sentito alcuni testimoni, in attesa di definire i contorni della vicenda con l’ascolto delle otto donne che si sono rivolte a Rossi. Tra queste sarebbe esclusa la presenza di extracomunitarie e di minorenni. Una delle signore, già raggiunta dall’avviso di garanzia, avrebbe abortito oltre i limiti previsti dalla legge, e rischierebbe una condanna a sei mesi di reclusione, non solo l’ammenda. Altre potrebbero essere rimaste incinte dopo una relazione extraconiugale.

Infine, l’Istituto Gaslini, specializzato nella cura delle patologie dell’infanzia, ha ancora una volta ribadito, con una dichiarazione del direttore del reparto di ostetricia, Pier Luigi Venturini, che «Rossi lavorava in qualità di dirigente medico, ma l’inchiesta riguarda eventi che potrebbero essere avvenuti al di fuori dell’istituto, nell’attività libero professionale privata. Del resto, il Gaslini - insiste sempre Venturini - è un istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, e quindi non è compreso nelle strutture che ottemperano alla legge 194». Prende le distanze, infine, anche il «Movimento per la vita», di cui farebbe parte, secondo voci, la giovane antiabortista che ha riferito al magistrato la confessione dell’amica: «Queste insinuazioni - tuona il presidente Carlo Casini - costituiscono un fattore di indebita polemica in un momento in cui il Movimento è alla ricerca di un dialogo paziente e generoso con tutte le forze culturali e politiche, indipendentemente dalla loro anche opposta valutazione della legge 194».