Genova, altre minacce di morte a Bagnasco

A Genova scritte firmate falce e martello nei confronti del presidente Cei, "colpevole" di aver ribadito il no della Chiesa alle coppie di fatto. Sui muri messaggi anche con la stella a cinque punte. Il questore ligure minimizza, l’arcivescovo si dice sereno. La "vicinanza" di tutto l’episcopato

Genova - Una «sentenza». Una sentenza di morte. Sale di livello la gravità dell’attacco a monsignor Angelo Bagnasco, presidente della Cei, «colpevole» di aver ribadito la linea della Chiesa contraria ai Dico. La prima scritta, «Bagnasco vergogna», comparsa una settimana fa sul portone del duomo di San Lorenzo a Genova, aveva indignato. E già erano scattate le prime misure di sicurezza per l’arcivescovo. Ora i muri imbrattati si moltiplicano: «Bagnasco a morte». Oppure: «Attento, ancora fischia il vento». Slogan presi in prestito dalla resistenza, minacce che stavolta sono anche firmate. Con la stella a cinque punte delle Br, e con un inquietante quanto esplicito riferimento alla P38, l’arma dei delitti degli anni di piombo. È l’ora della paura. Del timore che non si tratti più solo del gesto di qualche vandalo.

Le scritte compaiono nel quartiere di Sampierdarena, ponente cittadino, zona operaia. Compaiono vicino al centro sociale Zapata, occupato dagli anarchici. Proprio la matrice anarchica era sembrata subito la più attendibile per giustificare la prima scritta contro l’arcivescovo di Genova. E questa volta la zona parrebbe dare ragione a questa linea investigativa. Eppure i messaggi di morte scoperti ieri mattina nelle vicinanze di due chiese lasciano qualche dubbio. Perché gli anarchici al massimo non firmano i loro gesti, ma se proprio non lasciano la loro «A» cerchiata a rivendicare il raid, difficilmente usano altre sigle per allontanare i sospetti. In più c’è il colore della vernice usata (questa volta anche rossa, una settimana fa solo nera). Differenze apparentemente banali, ma significative per gli inquirenti. Che ora vogliono capire anche quel riferimento alla P38 aggiunto a uno dei messaggi vergati sui muri di Sampierdarena. Ma proprio i capi del centro sociale Zapata hanno negato qualunque addebito: «Il centro sociale Zapata non minaccia di morte nessuno e se deve esprimersi su qualcosa o su qualcuno, lo fa firmandosi pubblicamente». Ieri tra l’altro, l’obiettivo non è stato soltanto monsignore Bagnasco, ma la stessa vernice spray rossa è stata usata per insultare anche il cardinale Camillo Ruini. Un’escalation che tuttavia non sembra allarmare oltre misura il questore di Genova, Salvatore Presenti. «Non ci sarà alcun innalzamento del livello di attenzione - ha subito tenuto a precisare il responsabile della polizia -. Non prenderemo nuove misure preventive. Ribadisco che si tratta di messaggi blasfemi e osceni, ma che non ci fanno supporre un aumento della conflittualità. Nei confronti di monsignor Bagnasco abbiamo adottato tutte le misure di prevenzione possibili. Stiamo svolgendo azione di intelligence per giungere all'identificazione degli autori delle scritte. La nostra attenzione resta alta, ma non c'è alcun motivo per parlare di tensione». Il questore di Genova, però, era presente domenica mattina in duomo alla celebrazione del precetto pasquale da parte dell’arcivescovo, funzione che non ha visto peraltro la partecipazione di altre cariche civili e istituzionali.

Solidarietà a Bagnasco arriva intanto proprio dalla Conferenza episcopale che presiede. È il segretario della Cei, monsignor Giuseppe Betori a esprimere «vicinanza e solidarietà» all’arcivescovo di Genova «in questo momento in cui è fatto oggetto di espressioni intimidatorie». In Curia comunque si preferisce evitare le esasperazioni. «Monsignor Bagnasco è molto sereno», è la costante rassicurazione che arriva dall’arcidiocesi genovese. I nuovi fatti vengono comunque tenuti sotto controllo. In particolare si sta cercando di capire se le aggressioni arrivino da piccoli gruppi desiderosi di visibilità, da mitomani o da più preoccupanti organizzazioni. Nei giorni scorsi comunque la chiesa genovese è stata fatta oggetto anche di attacchi non anonimi. Un ristretto gruppo di contestatori avevano dato vita alla cosiddetta «iniziativa iconoclasta», ritrovandosi però in meno di dieci in una piazzetta del centro storico. Sabato invece, alla vigilia di Pasqua, sono state distribuite all’interno della cattedrale false immaginette contenenti immagini pornografiche. Episodi diversi, strategia unica.