GENOVA CAMPIONE DI DISCESA LIBERA

In una specialità, Genova è già oro. Nella discesa libera. Perchè quello che è successo domenica pomeriggio a Genova, con il blocco della Fiamma olimpica e i tedofori costretti a scappare come ladri su un camioncino, è qualcosa di gravissimo. Per il suo valore simbolico e per il suo valore politico: profanare, per qualsiasi motivo, anche il più nobile, la Fiamma di Olimpia è inaudito e vergognoso. E una città che permette senza reagire che questo possa avvenire è una città in discesa libera. Vertiginosa.
Perchè ancor più inaudito e vergognoso è che tutto questo sia scivolato addosso a Genova e alla Liguria come qualcosa di normalissimo. A partire dal comportamento dei mass-media: fra i quotidiani, solo il Giornale (che ha dedicato ieri alla vicenda il secondo titolo della prima pagina nazionale e un’apertura sempre in nazionale) e il Corriere mercantile hanno percepito che stava succedendo qualcosa di grave, da censurare. Repubblica è stata perfetta nelle pagine nazionali e ha minimizzato nell’inserto locale Il lavoro; Il Secolo XIX ha trattato la questione come una simpatica nota di colore, tutta intenta a parlare del «Caimano» Eraldo Pizzo e della sua ultima frazione da tedoforo. Sono scelte, certo. E ci guardiamo bene dal giudicarle, lo lasciamo fare ai nostri lettori.
Così come è una scelta quella della politica. Ieri, fino a tarda sera, le uniche reazioni a quanto è successo erano quelle dell’ex presidente azzurro della Regione Piemonte (avete letto bene, Piemonte, sic) Enzo Ghigo, del deputato di Alleanza Nazionale Giorgio Bornacin e del capogruppo di An in Regione Liguria Gianni Plinio. Certo, per loro è più facile. La Fiamma, anche senza aggettivi olimpici, ce l’hanno nel Dna, nella storia e nel simbolo. E morderebbero anche Fini se provasse a spegnerla, figuriamoci i no-global.
Gli altri, però, maggioranza e opposizione, tutti zitti. E nessuno delle istituzioni si è sentito in dovere di scusarsi a nome della città e della regione per quello che hanno combinato i no global, alcuni dei quali sono loro grandi elettori.
Poi, piangono perchè Genova è in declino, perchè lo sviluppo della città e della regione è in discesa libera. Forse, più che del Caimano, valeva la pena di parlare dei coccodrilli.