Genova chiama, Valsusa non risponde

(...) con la processione che sfilerà lungo le vie di Sampierdarena fino a Caricamento, un corteo «blindato» in uno dei quartieri più rossi della città. Blocco del traffico, rimozione di cassonetti, sosta vietata alle macchine e Genova costretta a stare col fiato sospeso fino a sera per il timore di incidenti e scontri. E però, la sensazione è che alla marcia dei no-global saranno in pochi e che la chiamata «alla rivolta», così come diceva un appello pubblicato sul sito degli antagonisti, sia destinata a fare flop. Certo, ci sono le dichiarazioni degli attivisti dei centri sociali di Trento dell’altro giorno che «non vedono altro modo di difendere Genova da chi la vorrebbe pacificata e inutile». C’è il rischio delle infiltrazioni dei black bloc, ci sono i pullman dei centri sociali che stamani partiranno da Milano in direzione della Superba. Ed un manifesto apparso a Roma il 20 luglio, giorno della commemorazione della morte di Carlo Giuliani che raffigura un estintore con la scritta: «In ogni caso nessuno rimorso». Quindi è giusto che l’attenzione e il livello di guardia restino alti.
Ma poi basta farsi un giro su Indymedia per capire che il G8, le ricorrenze, le manifestazioni e le fiaccolate, oltre ad aver sfinito i genovesi, hanno stufato anche loro. Gli antagonisti e i tanto temuti No Tav della Valsusa. È il coordinamento «Verso Genova 2011», quello che ha organizzato le iniziative per il decennale, ad inviare una lettera all’Assemblea permanente No Tav invitandoli a partecipare alla manifestazione di oggi e alla riunione internazionale di chiusura di domani. Ecco cosa rispondono sul sito: «Una differenza salta agli occhi: in Valsusa si tratta di una lotta reale, concreta. A Genova si tratta della solita, vuota retorica. Forse per questo si cerca di attirarli: per nascondere il nulla che si è, sperando che qualcuno possa portare contenuti reali. E poi magari cercare di cavalcare la tigre per poter utilizzare un nuovo brand della protesta». «Del vostro decennale non frega niente a nessuno, il Ducale è deserto siete solo dei poveri vecchi isterici e rancorosi».
Piccola nota, nella lettera al movimento No Tav il coordinamento genovese scrive: «La vostra lotta, il diverso modo di concepire i trasporti, il modello di società, l’ambiente e i rapporti sociali in questo nostro Paese devastato culturalmente - oltreché socialmente ed economicamente - sono una delle battaglie fondamentali per un altro mondo possibile. Abbiamo trovato uno slogan semplice, ma efficace: loro la crisi, noi la speranza. Non una festa quindi, non una riappacificazione per qualcuno e neanche solo e soltanto la riflessione di quanto accadde in quei giorni tragici...».
Ecco, se oggi sventuratamente dovesse succedere qualcosa di brutto, se dovessimo vedere in corteo i ragazzi coi caschi e il passamontagna sul viso, ricordiamoci che è stata Genova a chiamare la Valsusa.