«Genova destinata a finire come Napoli»

Un quadro a tinte fosche, anzi angosciose, fatto di spazzatura, immondizia o, come la chiamano a Napoli, monnezza. Dappertutto. Palazzo Ducale, Acquario, via Garibaldi. Senza pensare alla periferia. La Superba come la capitale Partenopea. Sacchetti ovunque, livelli di diossina nell'aria da fare paura. Un incubo? Un brutto sogno? Macché!
«Il giorno in cui dovesse chiudere la discarica di Scarpino, Genova si ritroverebbe in poco tempo con strade e piazze invase da rumenta». Una prospettiva avanzata da Martino Bolla, ingegnere di Ansaldo (in pensione) che ha collaborato alla realizzazione del termovalorizzatore di Brescia, l'impianto premiato nel 2006 come migliore al mondo. Una prospettiva avanzata a pochi giorni dal rinvio a giudizio, per presunte irregolarità nella gestione dei rifiuti a Napoli, del presidente della regione campana, Antonio Bassolino. Bolla prende le difese del governatore: «Il suo è stato un errore tecnico. La sanzione migliore sarebbe licenziare i suoi consulenti». Scelte sbagliate, quindi. Come, Bolla lo dice chiaramente, scelte sbagliate se ne stanno facendo a Genova. A partire dalla raccolta differenziata e dalla decisione presa dall'assessore al ciclo dei rifiuti, Carlo Senesi, di accantonare la costruzione di un termovalorizzatore. «La raccolta differenziata va fatta», rassicura Bolla che però chiede «che senso ha farla senza decidere prima come usare i rifiuti raccolti».
L’esempio torna a Napoli e alle famose ecoballe, finite sulle tv di tutto il mondo. Ciascuna ecoballa contiene rifiuti selezionati, pesa una tonnellata e mezza e produce energia equivalente a 500 litri di petrolio. A Napoli hanno prodotto sei milioni di tonnellate di ecoballe. E alla fine, non sapendo come utilizzarle, le manderanno in Germania o in Svizzera. «Altri soldi e altra energia sprecata», interviene questa volta Roberto Zaniboni, uno degli ingegneri responsabili del termovalorizzatore di Brescia, che mette l'accento sul bilancio energetico. La logica si basa su due presupposti: per produrre energia si utilizza petrolio o carbone e quindi si inquina; i rifiuti producono energia. Da lì il calcolo tra energia consumata per trattare i rifiuti ed energia prodotta dagli stessi (risparmiando quindi carbone o petrolio). Un bilancio totalmente negativo nel caso di Napoli. E Genova? Accantonato il termovalorizzatore la Giunta punta ora sul gassificatore che dalla combustione dei rifiuti (sviluppata con poca aria e a basse temperature) sviluppi gas combustibile. Una scelta azzardata; anzi, poco più di un'ipotesi secondo Zaniboni visto che «i gassificatori al mondo sono solo dei prototipi di piccole dimensioni che lavorano solo su certi tipi di rifiuti». Come dichiarato dall'assessore, Scarpino potrà ricevere i rifiuti per altri 9 anni. Un tempo destinato a ridursi (spiega lo stesso Senesi) perché il materiale inviato in discarica è in continuo aumento.
«Dopo anni che si parla di rifiuti a Genova l'amministrazione ha deciso di prendere altro tempo prima di decidere. Peccato però che di tempo non ce ne sia. Evidentemente - conclude Bolla - la storia di Napoli non ha insegnato niente».