Genova, il dilemma di Amato

Genova, 17 novembre 2007: il popolo che promosse la grande manifestazione contro il G8 si riunisce in un corteo a cui partecipa tutta la sinistra, anche gli assessori comunali. Si riunisce per dire che, allora, l'evento fu la violenza della polizia, che ebbe il suo epicentro nella caserma di Bolzaneto: una violenza anonima, brutale, sconfessata anche da uno dei dirigenti della polizia presente sul posto. La manifestazione vuol dire che la polizia è intrinsecamente violenta. Una convinzione che alligna anche tra gli ultrà che domenica scorsa hanno seminato il terrore in diverse città italiane. Sabato, a Genova, non viene accusato Claudio Scajola, che era allora ministro degli Interni, non Silvio Berlusconi, allora presidente del Consiglio, non il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini, che venne in quei giorni in città nella sua posizione istituzionale. La polizia, solo la polizia.
Nel passato della sinistra, del Psi e del Pci nei loro anni storici, non c'era odio contro la polizia come tale, perché la giudicavano uno strumento del capitalismo e della società borghese e le davano quindi dignità di sistema.
È con il '68 che comincia la lotta contro la polizia come espressione della violenza istituzionale di per se stessa. Il '68 non è più marxista, ma ritorna alla tradizione anarchica e giudica l'essere poliziotto o carabiniere una colpa sociale. È questo cambiamento che coglie Pier Paolo Pasolini, quando dichiara di preferire i giovani meridionali del Sud che sono nella polizia ai figli dei borghesi del Nord che alimentano la violenza contro di essi.
Sabato 17 novembre 2007 ci sarà la manifestazione di tutta la sinistra, compresa quella che si dice moderata e che aveva proposto la commissione d'inchiesta. Vi è un timore che corre sul filo delle istituzioni genovesi: vi è un altro popolo, che vede nel poliziotto come tale il colpevole e ha scatenato la caccia alle forze dell'ordine a Roma, occupando i commissariati e il Coni: bruciando, distruggendo, insultando.
Se i tifosi che trovano nella violenza negli stadi la loro identità di gruppo, decidessero di venire a Genova a partecipare a una manifestazione promossa nei partiti di governo contro la polizia di Stato e i carabinieri: da che parte starebbe lei, ministro Amato? Con quelli della maggioranza di governo che ha proposto la commissione parlamentare e vuole riproporla; oppure con i poliziotti e i carabinieri, di cui lei dovrebbe, come ministro, garantire l'incolumità?
Capisco perché il «dottor Sottile» abbia scelto un incarico così «carnale» come il Viminale. Lo si è visto nel tentativo di far fare un salto a destra di colpo al Partito democratico con l'espulsione dei rom. Ma il ministero «carnale» lo ha posto in un dilemma: o essere con chi protesta contro la violenza alla caserma Diaz oppure con i poliziotti e i carabinieri. Il dilemma è reso più difficile dopo le accuse rivolte dai pubblici ministeri contro i dimostranti del G8, con la richiesta di pesanti condanne per «l'aggressione in città». Se questo è un governo, è il caso di dire.
Potrebbe accadere qualcosa a Genova: per la storia della violenza in Italia, Genova è una città destino. Per la prima volta dopo il '48, e l'attentato a Togliatti, la sinistra attaccò la polizia e spinse un ufficiale nella vasca di Piazza De Ferrari. Ne nacque una crisi tale che cadde il governo Tambroni: e il presidente Fanfani che gli succedette diede ragione agli atti contro i poliziotti compiuti a Genova, sostenendo che erano atti di cittadini preoccupati per la democrazia.
In questa città, dove nel Pci era forte la corrente di Pietro Secchia, che puntava sull'insurrezione contro quella di Togliatti che si teneva aperte le due strade dell'insurrezione della democrazia, la violenza rossa continuò il suo cammino. Genova è la città dove nacquero e morirono le Brigate rosse.
La violenza a Genova fa storia e fa storia per l'Italia. Che cosa accadrebbe, se i violenti del calcio si unissero alla manifestazione contro la caserma Diaz, la polizia e i carabinieri divenissero l'obbiettivo comune? È un problema che tiene sveglia il sindaco Marta Vincenzi, che però consente ai suoi baldi assessori di prendere parte alla manifestazione contro la polizia. Ritorna quindi a sinistra l'idea anarchica che la polizia è intrinsecamente violenta. Il popolo genovese ha fiducia nei carabinieri e nella polizia di Stato che hanno difeso la città dall'aggressione dei no global di allora. Ora tutte le colpe della morte del tifoso laziale saranno addossate al giovane della polizia stradale che ha sparato. La cosa non è così semplice. Genova 17 novembre 2007 sarà per il ministro Amato un sabba delle streghe?
Gianni Baget Bozzo
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