Genova e il Sudan uniti dalla solidarietà

Genova e il Sudan uniti da un nome: Funda Zebedeo Dominic. Un nome legato a una vita intensa e travagliata e a storie di uomini impegnati per il riscatto del sud Sudan. Storie che partono proprio da Genova, da quando nel 1973 Funda si è laureato in Scienze Politiche nell'Ateneo del capoluogo ligure. Anni in cui un altro sudanese diventava dottore in Medicina al Cuamm (collegio universitario per aspiranti medici missionari) di Padova. Questo era Teofilo Ochang Lotti, oggi ministro della Sanità in uno Stato che paga le conseguenze della più lunga guerra civile africana e di oltre 2 milioni di morti in vent'anni.
Ragioni che avevano spinto entrambi, dopo la laurea, a tornare in Sud Sudan e a lottare per la difesa della loro minoranza, per far sì che anche il Sud giocasse un ruolo paritario in quella nazione che dal '69 era diventata satellite della Russia e che dal 1983 aveva imposto la Sharia, la legge del Corano. Anni di repressioni e violenze che hanno costretto Funda all'esilio in Canada e Teofilo a combattere, compromettendo la propria salute.
Recentemente Funda e Teofilo si sono riuniti per una visita alla città della Lanterna. Una due giorni ricca di impegni per il ministro della Salute africano che ha incontrato i vertici della Regione e visitato l'ospedale pediatrico Gaslini. Ma a Genova sono venuti soprattutto per incontrare gli uomini di una piccolissima onlus, l'«associazione culturale le Casette» (lecasette@fastwebnet.it), i quali da anni, nonostante i limitatissimi mezzi, sono tra i più attivi e sensibili nell'affrontare i problemi del Sud Sudan, e dell'area Equadoria in particolare. «Il mio impegno per quest'area è iniziato oltre 40 anni fa - spiega Rosa Dellepiane, oggi presidentessa della onlus - quando venni fortemente colpita dai racconti di Funda». Da allora, molte iniziative si sono susseguite e soprattutto grazie «alle casette», gradevoli abitazioni private, messe a disposizione da Dellepiane per vari ricevimenti, si sono reperiti parte dei fondi necessari. «Anche oggi da onlus ci autofinanziamo ma con non poche difficoltà - dice Loredana Rocchiero, segretaria de “le Casette” - noi siamo pochissimi, le cose da fare sono ancora molte e per questo siamo alla ricerca di nuovi volontari». La Onlus si propone di appoggiare la Ong (organizzazione non governativa) Card, presieduta proprio da Funda e gestita interamente da sud sudanesi, e di aiutare, in particolare, la crescita del villaggio con la cappella dedicata alla Madonna della Guardia. Recentemente sono state raggiunte collaborazioni con il comitato europeo di formazione agricola (Cefa) di Bologna e le genovesi «Music for peace» e «Ps76». E le iniziative non mancano: «Vorremmo favorire la nascita di una prima struttura ospedaliera vera e propria, e portare avanti il progetto Emporio» aggiunge Rocchiero. Un progetto che prevede la spedizione di un nuovo container per fare arrivare al parroco di Tore (lì è nata la prima cappella cristiana della zona), una vettura «africanizzata», preparata per affrontare le strade non asfaltate della regione, una motocicletta, alcune biciclette e il materiale raccolto per le necessità quotidiane degli abitanti. Insomma, si farà tutto quel che sarà possibile per far sentire Genova sempre più vicina al Sud Sudan.