A Genova esiste anche la Sampdoria, è ingiusto parlare di danno alla città

Un anno di onori e glorie con il ritorno della squadra in Europa

Egr. dott. Massimiliano Lussana, chi le scrive è una genovese. Questa è la mia città. Genova è, nel bene e nel male la mia città e ne vado orgogliosa. Genova è stata, nel 2004, la mia Capitale europea della cultura.
La Cultura che è fatta di Storia, di Rispetto, di Conoscenza. Questa mia città ha visto periodi di crisi molto duri, e tutti noi genovesi ci siamo stretti l’un l’altro per cercare di far crescere la nostra città. Questa nostra città è stata colpita da alluvioni e da gravi problemi economici, ma noi che siamo rimasti a Genova e non l’abbiamo mai lasciata. Ultimamente sui quotidiani ed in tutte le televisioni e radio locali sento parlare di una «disgrazia che ha colpito la nostra città»: la condanna per illecito sportivo della squadra del Genoa, che ha comportato la sua conseguente retrocessione in serie C1. A parte lo spiacevole accostamento tra disgrazie reali e disgrazie «gonfiate» per opportunità giornalistica, non le nascondo che questa definizione mi ha avvilita e non poco. Sono genovese dalla nascita, vivo a Genova e ho l’onore di dichiararmi sampdoriana.
Per quanto mi riguarda la mia città ha avuto solo onori e glorie, essendosi classificata al quinto posto nel campionato di serie A con conseguente qualificazione in Coppa Uefa.
L’affermazione di giornali e tv potrebbe avere un valore se a Genova esistesse solo la squadra denominata «Genoa Football and Cricket Club», ma visto che le squadre cittadine sono due e la compagine di cui sono fiera essere sostenitrice non è stata oggetto di alcuna disgrazia, sarebbe bene darne conto.
Posso dichiararmi solidale con la tifoseria che sta attraversando un brutto periodo ma non mi sento affatto oggetto di calamità o disgrazie, bensì solo di fortune e gioie. Siamo davvero tantissimi, noi sampdoriani felici, e sono anche tante le persone che di calcio non si occupano affatto.
Alessandra P.