Genova, un film e mille dichiarazioni d’amore

(...) non vedranno mai pubblicato il loro pensiero, raccomandandovi la brevità), inizi con la frase: «Ho letto sul nostro Giornale» o, in alternativa, «sul mio Giornale». Perchè è proprio così: questo Giornale è vostro.
Poi, visto che siamo in tema di brividi, sono rosso in viso e con gli occhi un po’ lucidi, vi racconto le telefonate di due lettrici rispettivamente di 83 e 84 anni. Evidentemente, è il mio target. Ma se l’età dichiarata era quella, le voci erano giovanissime, da cinquantenni, e il calore e la passione da ventenni. Insomma, il sogno di chiunque scriva. Da estasi il tono delle telefonate. Prima signora: «Grazie». Io: «Di cosa?». Prima signora: «Perchè leggere il Giornale mi fa la vita migliore».
La seconda signora si chiama Iolanda Fonzari e la sua telefonata mi ha riempito il cuore perchè riguardava una cosa a cui tengo moltissimo. Nei giorni scorsi, ho scritto di come Giorni e nuvole - il film di Silvio Soldini, con Margherita Buy e Antonio Albanese, interamente girato a Genova - mi abbia aperto ulteriormente gli occhi sul mio amore per questa città. Su quanto, solo essendo se stessa, solo con la sua bellezza struggente, solo facendosi guardare, addirittura nonostante se stessa, riesca a suscitare amore. Genova, sottopelle, subdolamente, verrebbe da dire, è riuscita a diventare la mia vita. A farsi amare. Da me che genovese non sono.
Il bello è che - dalle mie personalissime impressioni ricavate vedendo il gran film di Soldini - è scaturito un dibattito. Così come era successo l’anno scorso quando, da una mia serata al teatro Modena dove Natalino Balasso metteva in scena il suo straordinario Libera nos a malo, era nata una discussione lunga mesi sull’identità ligure, arricchita da centinaia di vostri interventi, non solo dei professionisti della lettera. Non ho mai imparato tanto come allora.
Stavolta, se possibile, è ancor più bello. Perchè - al di là del problema reale, importantissimo e drammatico, a volte quasi tragico, posto dal film sulla sorte degli «esuberati», i lavoratori espulsi dal mercato del lavoro a 40 anni, su cui sono intervenuti Giuseppe Zaffarano e Mario Lauro - il lato del dibattito più bello è quello di cui non si parla nel resto d’Italia. Quello su Genova e sull’amore per Genova. Le parole della signora Fonzari, quelle di Alberto Clavarino o di Claudio Papini, ci hanno aperto squarci su quello che è Genova per noi.
Credetemi, è un regalo bellissimo. Soprattutto, per chi - come me - è un uomo di pianura. Padano nell’animo, prima ancora che nella carta di identità. Immagine vivente di qualche strofa di Conte, come quelli «che ben sicuri mai non siamo che quel posto dove andiamo non c’inghiotte e non torniamo più».
Ecco, io sono stato inghiottito. E, fin qua, potrebbero essere fatti miei. Grazie a Giorni e nuvole e grazie a voi, invece siamo qui - tutti insieme - a raccontare una storia d’amore. Magari, d’amore represso. Magari, d’amore negato. Magari, d’amore che non sapevamo che fosse così forte. Ma, d’amore. E, credetemi, quando uno riesce a scrivere d’amore su un giornale, è un uomo davvero fortunato. Grazie. Anche di questo.