Genova fischia Bagnasco, Roma insulta gli ebrei

A Milano spuntano slogan contro Confindustria: «Operai morti, porci padroni con voi faremo i conti»

Tutto come previsto. C’è chi aveva detto che questo 25 aprile sarebbe diventata una nuova Resistenza per chi non è riuscito a resistere all’ultima ondata elettorale. A quelli che «è rimasta la piazza per far vedere che esistiamo». Detto, fatto.
Altro che giornata della pacificazione nazionale. Basta partire da Genova per capire la giornata «distorta» della piazze italiane. Qui la cerimonia della giornata della Liberazione ha visto protagonista il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Prima dell’arrivo del capo dello Stato, una piazza gremita di rosso con bandiere falce e martello e stendardi della Cgil, ha ricoperto di fischi e ululati il passaggio dell’arcivescovo di Genova e presidente della Cei Angelo Bagnasco che, arrivato a piedi dalla vicina sede della Curia arcivescovile, attraversando piazza Matteotti per raggiungere la Sala del Maggior Consiglio, è stato bersagliato dai manifestanti. Bagnasco aveva già ricevuto minacce di diverso tipo per avere espresso perplessità sul riconoscimento delle coppie di fatto e, da oltre un anno, è costretto a girare con la scorta.
Ebrei fischiati. Ma la contestazione a Bagnasco non è stata l’unica nota stonata della giornata. A Roma ragazzi vicini a gruppi di estrema destra hanno disturbato il corteo dei sopravvissuti ai lager nazisti a cui hanno preso parte Piero e Alberto Terracina, «voi siete gli invasori della Palestina, vergognatevi» è stato l’insulto rivolto ai manifestanti.
Monumenti. A Diano Marina, in provincia di Imperia, nella notte tra giovedì e venerdì ignoti hanno apposto sul monumento ai caduti un cartello con la scritta «25 aprile 1945-2008. L’insulto continua, banditi traditori passan da eroi». Gli autori del gesto rischiano una denuncia per vilipendio alle istituzioni. Stessa accusa che rischierebbero i writers che con bombolette spray hanno imbrattato il monumento ai caduti a Terni. Svastiche e croci celtiche hanno fatto da contorno ad un volantino distribuito a Lodi che definiva il 25 aprile come «Giornata di lutto nazionale». A Roma ha suscitato qualche polemica anche la decisione di sospendere la proiezione di Nazirock, film documento sullo sdoganamento della destra neofascista, alla Casa della Memoria e della Storia di Roma.
Il busto. Visto dalla destra nostalgica il 25 aprile è stato un giorno per non dimenticare l’altra Italia. È il caso di un negoziante di Grosseto che ha scelto di tenere aperte le serrande del suo negozio esponendo in vetrina un busto di Mussolini con sotto una rosa rossa. Fabio Balducci, di professione corniciaio, ha detto di aver voluto ricordare chi ha perso la vita per il Fascismo.
Sinistra di lotta. Poi c’è il 25 aprile di chi ha rilanciato con lotte e rivoluzioni proponendo un linguaggio stile anni ’70. A Milano sono state diverse le scritte apparse sui muri vicino a piazza Duomo. Scritte con spray rosso o nero e «logate» falce e martello come «Libertà per i compagni, morte alla Confindustria», «Il capitalismo non si riforma, si abbatte» e «Operai morti, porci padroni con voi regoleremo i conti». Ad Alghero, c’è chi aveva tentato una pacificazione tenendo fuori dal repertorio della banda comunale per la sfilata del 25 aprile «Bella ciao». Si tratta del sindaco Marco Tedde. Manco a dirlo vicino a Sassari è scattata la contromanifestazione e a 100 metri di distanza un gruppetto di aderenti al Pdci ha cantato a squarciagola il coro partigiano cercando di coprire le note della banda.
Sinistra di (non) governo. All’interno dell’Arcobaleno qualcuno ha utilizzato le manifestazioni della Resistenza per fare autocritica come Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom che ha ricordato come la Sinistra debba ripartire dal conflitto sociale e da un bagno di umiltà. Mentre a Milano Rifondazione comunista veniva contestata dai giovani dei centri sociali, il ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero lanciava strali contro Letizia Moratti e Roberto Formigoni «disertori» delle manifestazioni: «La destra di oggi ha le stesse caratteristiche degli inizi del Fascismo». La pacificazione è servita.