Genova è il grande porto virtuale da cui salpare per conquistare il mondo

Conosco a sufficienza Sergio Maifredi per poter affermare che ama profondamente Genova, tanto da mettersi in gioco personalmente per valorizzarla. Il sottoscritto, al contrario dell'amico Sergio grande conoscitore di teatro, si occupa di cinema, televisione e internet ma condivide molte di quelle sue considerazioni che hanno dato vita all'ennesimo utilissimo dibattito. Genova non brilla per nitore. Inutile negarlo, chi molto viaggia vede le differenze, fa confronti e la nostra città, pur essendo bellissima, ne esce quasi sempre perdente. Il degrado di alcune zone del centro storico dura immarcescibile da decenni, anzi, si è accentuato. Non credo che il problema siano i topi, tanti e baldanzosi, diadema insano di molte metropoli portuali; quanto la sporcizia, l'insicurezza, le attività commerciali strozzate dall'eccesso di burocrazia, le brutte facce che s'incontrano appena imbrunisce. Questi sono i veri segni dell'abbandono. Non si possono rispolverare solo le facciate dei Rolli per curare il male diffuso che s'annida tra i vicoli più riposti. L'evidenza comatosa delle proposte culturali poi, è talmente chiara che risulta fin troppo facile attaccare le istituzioni, da anni in mano all'impenetrabile cartello della sinistra. Dunque diamo per scontato che la mal gestione imperi e concentriamoci sull'analisi delle potenzialità nascoste, cercando di essere propositivi una volta tanto, non solo critici. Genova nel passato ha fatto le sue fortune aprendosi al mare, dominando mercati lontanissimi, divenendo il punto di riferimento di una fitta galassia di commerci e ha finanziato grandi imprese, imperi, avventurieri, creato colonie esotiche, domini d'oltremare. Fernand Braudel, il grande storico francese, affermava che «Mostro d'intelligenza, e talvolta di durezza, Genova è condannata a impadronirsi del mondo o a non esistere». Oggi che il porto non può più essere per mille motivi la sola piattaforma da cui lanciarsi alla conquista di un nuovo mondo i genovesi, per ridar fiato alla loro patria moribonda, devono a mio parere essere in grado di cogliere al volo la ghiotta occasione che ci offre, in salsa piccante, la tecnologia. Genova deve diventare un grande porto virtuale, punto di riferimento della rete, gigante di internet. Dalle spiagge dorate dei bit deve lanciare la sua offensiva per riprendere ciò che le spetta. Il mare nostrum da solcare è oggi quello del world wide web, con le sue costellazioni e arcipelaghi, i suoi pirati saraceni e le sue magnifiche perle inviolate. In esso si trovano gli specchi borgesiani del futuro, misteriosi e duplici ma ricchissimi di opportunità. Per acquisire il titolo di «capitale della rete» è necessario uno sforzo collettivo, che veda impegnate le istituzioni (la «Città digitale» istituita dal comune è solo un primo piccolissimo passo), gli imprenditori privati, gli studiosi, gli organizzatori di manifestazioni culturali e di eventi di comunicazione. È una strada irta di difficoltà a causa della chiusura mentale che ci ammorba, del vecchiume che trionfa e popola gli scranni. Ma è l'unica da percorrere per sopravvivere, direbbe Braudel. Allora smettiamo di lamentarci e intraprendiamo questa meravigliosa stimolante battaglia, tutti insieme, da genovesi, non da uomini e donne di parte.
C'è una speranza di futuro, cogliamola.
*presidente associazione Merito
(www.meritoitalia.org)