Genova, i veleni degli alleati sulla vittoria Ds

La europarlamentare Vincenzi s’impone con oltre il 60%. Ma i Dl chiedono già nuovi posti

da Genova

Il primo sospiro di sollievo lo tirano alle 18, sui dati dell’affluenza: già 30mila persone, saranno 35.424 alla chiusura dei seggi, contro le 61mila delle primarie per Romano Prodi significa un record e il temuto flop evitato. Il brindisi, i vertici dell’Ulivo lo fanno cinque ore e molto sudore più tardi, alle 23, quando l’ansia lascia il posto alla certezza: Marta Vincenzi, la candidata ufficiale dell’Ulivo, ha vinto su Stefano Zara, candidato degli scontenti moderati ulivisti e sponsorizzato da Riccardo Garrone il petroliere, e su Edoardo Sanguineti, il poeta comunista in corsa per Unione a sinistra, Prc e Pdci. I dati definitivi dicono 60 per cento tondo per Vincenzi, 26 per Zara, 14 per Sanguineti, e raccontano di una città a macchie, Vincenzi e Sanguineti a spartirsi le periferie, Zara a vincere soprattutto nel centro e a Levante, zone tradizionalmente «moderate». Il primo commento a caldo della candidata a sindaco: «Hasta la victoria siempre».
Se il popolo ha partecipato, in 51 hanno persino versato il loro euro per esserci votando però scheda bianca, Ds e Margherita, senza soluzione di continuità con una campagna elettorale rissosa di insulti e ripicche, hanno continuato a dar brutta prova di sé. Di fronte ai risultati definitivi è stato il segretario regionale Dl Rosario Monteleone a metter le radici della nuova lite, proponendo Zara capolista dell’Ulivo. Al gelo dei segretari Ds, «vediamo», ha replicato un già agguerritissimo Zara: «Non so se voglio fare il capolista. Di certo però da queste primarie emerge un dato: io sono il secondo partito della coalizione e qualcuno dovrà tenerne conto». Qualcuno, e cioè Vincenzi, l’ha messa così: «So solo che continuerò a vestire da Zara e a leggere le poesie di Sanguineti». Non un bell’inizio e l’epilogo è peggiore. A Vincenzi che auspicava «una ricomposizione dopo questa campagna elettorale difficile perché questa è la vittoria di tutta l’Unione» ha ribattuto ancora Zara, incenerendola: «Ricomporre? Ci sono questioni anche personali da risolvere. Da Vincenzi mi aspetto delle scuse per avermi indicato come il candidato dei poteri forti». Vincenzi: «Mai detto nulla di simile». Zara: «Si vede che è sempre colpa dei giornali, io però non ci credo».
L’europarlamentare Ds, che sui manifesti si definisce «la sindaco» e che ieri mattina la metteva così: «Questa volta ho fatto proprio una scelta di voto utile: mi sono votata!», nel quartier generale Ds in serata è arrivata con i piedi gonfi e lo sguardo raggiante. Non aveva il minimo dubbio di vincere, lei che nella corsa per Bruxelles aveva totalizzato 150mila voti con nonchalance, e che infatti con il partito che aveva altri programmi per la successione del sindaco Giuseppe Pericu, il quale s’è apertamente schierato con Zara, era stata chiara fin da subito: «O mi candidate o mi presento lo stesso, e anche voi sapete come finirà». Eppure ieri un po’ d’ansia deve esserle venuta, visto che ha passato la giornata a girare i seggi allestiti in città per non lasciare nulla di intentato.
Scelta magari poco elegante ma efficace, che non hanno fatto i suoi avversari. Sanguineti, l’intellettuale dell’odio di classe, alla vittoria non ha mai pensato, l’obiettivo era solo rafforzare l’ala più radicale della coalizione: «Ho fatto il possibile affinché le forze di questa sinistra di classe che abbiamo cercato di rappresentare ottenessero un’affermazione forte, così da non dover rimanere emarginate e in modo che l’amministrazione debba tenerne conto». Era stato il primo a dare il via alla campagna elettorale, ieri è stato il primo a votare, lassù nel quartiere popolare di Begato, stesso seggio di Vincenzi. Ma è stato anche il primo a tagliare la corda: destinazione Parigi, conferenza internazionale in onore di Cervantes, nel primo pomeriggio era già là. Subito prima di andare a messa e di tornare alla sua domenica in famiglia ha votato invece Zara, l’ex presidente di Assindustria.
Fra i delusi il suo «sponsor», il presidente onorario Erg Garrone. Era stato lui a insistere affinché si candidasse, «dobbiamo contrastare Vincenzi», aveva chiamato alla crociata, e gli aveva consigliato di saltare a pie’ pari le primarie per presentarsi direttamente alle elezioni. Una scelta che Zara, da ulivista convinto, non aveva voluto fare. «È noto come io e tanti altri abbiamo cercato di convincere Zara a presentarsi alle elezioni con una lista civica e non alle primarie, cosa che lo avrebbe fatto certamente diventare sindaco - ha commentato il patron della Sampdoria -. Comunque con la sua partecipazione alle primarie siamo almeno usciti dagli schemi soliti di candidati proposti dai partiti». Aveva detto Piero Fassino che «Genova è un test nazionale». Quanto a liti s’è difesa.