Genova invasa dai clandestini che non possono essere espulsi

Lungo l’elenco dei reati commessi dai rumeni che ora sono cittadini Ue

(...) e che alle recenti elezioni hanno potuto votare per eleggere il sindaco. Molti di più - impossibile stimarne il numero - sono gli altri, quelli che non hanno ancora un lavoro e che hanno contribuito non poco a far crescere il livello di microcriminalità. E se qualche anno fa ad essere guardati con paura erano i maghrebini, adesso, a vedere un recente sondaggio della rivista Donna Moderna un italiano su due ha paura degli stranieri dell’Est: i più temuti sono gli albanesi, seguiti proprio dai romeni, ritenuti pericolosi perché sono «troppi» e perché sono «senza lavoro».
I genovesi non la pensano tanto diversamente visto che il Patto per la Sicurezza firmato in questi giorni dal viceministro dell’Interno Marco Minniti, dal prefetto Giuseppe Romano, dai presidenti della Regione Liguria, Claudio Burlando, della Provincia, Alessandro Repetto e dal sindaco, Marta Vincenzi vede nell’elenco delle emergenze avvertite con maggiore intensità dai genovesi i furti e le rapine, la presenza di nomadi e immigrati irregolari - con i conseguenti problemi di occupazione abusiva di alloggi e commercio abusivo -, lo spaccio di droga e l’aumento della presenza di prostitute in strada. E non va dimenticato che solo poche settimane fa i carabinieri hanno sgomberato a Voltri due edifici occupati abusivamente da anni dai romeni, che da quel momento bivaccano nei giardini e hanno trovato altre zone abbandonate dove vivere e mendicare.
Lungo l’elenco degli episodi criminali che li vedono coinvolti, anche se si guarda soltanto alle ultime settimane: il 9 maggio scorso due romeni sono stati arrestati dopo essere stati sorpresi a caricare scooter rubati sul cassone di un camion in corso Europa. Qualche giorno dopo, il 16 maggio, sono ancora romeni i quattro, tre uomini e una donna, arrestati dai carabinieri di Bavari dove avevano occupato abusivamente uno stabile abbandonato di proprietà del Comune e dove erano riusciti ad allacciare abusivamente l’allacciamento delle corrente elettrica. Lo stesso giorno tre romeni senza fissa dimora sono stati arrestati a Genova per furto aggravato in concorso: sono stati scoperti mentre nascondevano all’interno di un’auto materiale elettrico per un valore di 5mila euro appena rubato da un negozio del porto antico. Poco distante, a Sampierdarena, un romeno di 19 anni viene trovato con tre telefoni cellulari rubati ed è finito in manette. Un altro, di soli 21 anni, aggredisce per strada a Bolzaneto una donna di 73 anni alle spalle chiudendole la bocca con una mano per non farla gridare e le porta via la collana d’oro, ferendola al collo. Passano quattro giorni e sono ancora tre romeni e un albanese gli uomini che danno origine a una rissa finita con l’accoltellamento di uno di loro in via Torti. Il primo giugno ne vengono arrestati altri tre per furto aggravato in concorso ai danni di un negozio di via XX Settembre. A Imperia, il 3 giugno, sono romeni anche i cinque che finiscono in manette per ricettazione di moto rubate, che smontavano a pezzi e rivendevano. Ad Alessandria, negli stessi giorni, i carabinieri smantellano un’organizzazione con base in Romania di cui fanno parte 8 persone accusate di clonare le carte di credito.
Inutile continuare.
Ma resta una riflessione. Si prevede che grazie allo status di cittadini comunitari i romeni continueranno ad arrivare numerosi nel nostro Paese, perché sanno di non poter più essere espulsi anche se commettono crimini. Dovranno dunque essere le istituzioni a livello nazionale e locale a creare le condizioni per una pacifica convivenza, difendendo i cittadini dalla criminalità. Non va dimenticato, infatti, che, proprio l’Italia ha grossi interessi in Romania, visto che ne è il primo partner economico. E gli affari non possono venire prima di legittime esigenze di sicurezza.