Genova, l’ex br Miglietta ora fa la predica in chiesa

da Genova

Loro, vittime delle Br, sull’altare proprio non ce la vogliono. Invece Fulvia Miglietta, brigatista di primo piano negli anni Settanta, arrestata e condannata a dodici anni di carcere, adesso convertita tanto da diventare catechista, sarà a Genova oggi pomeriggio, ospite della Curia. Nella sala conferenze terrà la conferenza «Beati i poveri in spirito. Dal terrorismo a Cristo», per un incontro organizzato dalla Comunità laica carmelitana in collaborazione con l’Ufficio diocesano per la Cultura nell’ambito del programma «Cultura come vita, vita come fede». Insomma un invito in piena regola per portare alla ribalta l’esperienza di una donna che avrebbe recentemente confidato a chi la conosce bene di aver stretto «un rapporto personale con Dio».
È successo anche all’attrice Claudia Koll, ospite anche lei in questi giorni a Genova. E come la Miglietta al centro di qualche polemica. Ma un conto - sia chiaro - è un film con Tinto Brass e altro sono i proiettili. Soprattutto in un periodo, come l’attuale, in cui le vittime del terrorismo non hanno ancora trovato pace, perché non sempre hanno avuto la verità e la giustizia che meritano. Anche per causa di chi, come Fulvia Miglietta, sebbene «riconvertita» a uno sguardo divino che aveva rinnegato, secondo le vittime del terrorismo non ha poi fornito alla giustizia umana tutte quelle informazioni che servirebbero a capire, ricostruire. E archiviare.
Proprio loro, le sue vittime, non ci stanno. Quelli che portano ancora i segni del piombo di quegli anni non vogliono la spettacolarizzazione dei propri carnefici, anche se riabilitati come il figliol prodigo del Vangelo. E appena saputo della conferenza hanno scritto all’arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco, presidente della Cei, un telegramma carico di dolore. «Siamo profondamente costernati che una persona quale Fulvia Miglietta che, a pieno titolo ha partecipato alle decisioni più dolorose e tragiche della colonna genovese delle Brigate rosse, con una scia di dolore e distruzione che ha coinvolto così tante famiglie, possa oggi tenere una conferenza pubblica patrocinata dalla Curia». In fondo ci sono le firme di Roberto della Rocca, ex capo del personale della Motomeccanica generale navale, che il 29 febbraio del 1980 fu gambizzato da un commando della «colonna Berardi» delle Brigate rosse genovesi, e di Carlo Castellano, ex direttore pianificazione dell’Ansaldo che il 17 novembre 1977 rientrando a casa dal lavoro si trovò davanti tre giovanissimi che gli spararono otto colpi in rapida successione. Oggi Della Rocca e Castellano fanno parte dell’Associazione vittime del terrorismo e lavorano ogni giorno affinché non si dimentichino quegli anni. O che, almeno, non sia chi impugnava le pistole a tenere lezioni. «Nessuno vuol fare il forcaiolo - dice Della Rocca -, ma qui parliamo di una persona che io non voglio chiamare ex terrorista, perché è una terrorista e non ha dato alcun contributo alla giustizia e alla chiarezza nei processi. Il suo percorso personale deve restare tale».
La Miglietta fu compagna dell’uomo che sparò, uccidendolo, a Guido Rossa, l’operaio che pagò con la vita la denuncia sulle Br in fabbrica. Nora, come la chiamavano i compagni fece parte fin dall’inizio della colonna genovese delle Br, formatasi nel gennaio del ’75. All’inizio la colonna è formata da pochi militanti regolari che si raccolgono intorno a Rocco Micaletto, braccio destro di Mario Moretti, venuto a Genova con l’incarico di assumere il comando della nascente organizzazione. I primi militanti sono proprio Fulvia Miglietta, Riccardo Dura, Livio Baistrocchi e Francesco Lo Bianco. Nora, anche se agiva nell’ombra, aveva un ruolo fondamentale nello scegliere i magistrati, i poliziotti e i giornalisti da colpire, queste le accuse che le furono contestate durante il processo che la vide alla sbarra.
«Mi sono dissociata, prima, poi sono stata arrestata e ho trovato un rapporto personale e verticale con Dio», ha detto la Miglietta e lo ripeterà oggi, come ha fatto nello scorso ottobre a Milano, quando fu chiamata a parlare in Duomo, in un altro appuntamento fortemente contestato.