Genova, l’ombra delle tangenti Si dimettono due assessori

da Genova

Appena le danno la notizia dice che la storia delle mense è vecchia, «nata quando in Comune non c’era questa giunta». Vuole sapere i nomi e addirittura ne fa uno lei, perché per lei è quello «sospetto». Marta Vincenzi, sindaco di Genova, fa la vittima quando le anticipano che la procura ha indagato due suoi assessori, dirigenti e uomini di punta della sua squadra, per tangenti «mascherate» con l’affidamento di consulenze e incarichi in ruoli di spicco. Poi arriva la Guardia di finanza in Comune che svuota i cassetti sperando di non trovarli già vuoti. E si scopre che tra gli uffici visitati c’è quello dell’assessore Paolo Striano, già capogruppo della Margherita ai tempi della giunta di Giuseppe Pericu. Ma c’è anche quello dell’assessore Massimiliano Morettini, new entry nella squadra vincenziana, uomo ovunque nello staff del sindaco in campagna elettorale. E c’è anche quello di Stefano Francesca, che un assessorato non ce l’ha, ma la cieca fiducia della Vincenzi sì, tanto che le fa da portavoce, braccio destro, uomo immagine. Se non il sindaco-ombra, almeno l’ombra del sindaco.
A quel punto la Vincenzi convoca la maggioranza e poi una conferenza stampa. Si dimette? Mantiene la promessa di guardare in faccia chi gli ha dato «una coltellata alla schiena»? Macché, ha in mano le dimissioni degli indagati, ma le congela. Aspetta. Ripete che «tutto è iniziato nel 2006 sugli appalti delle mense». Su questo concorda anche il pm che conduce l’inchiesta, Francesco Pinto, che al gip ha chiesto sei ordinanze di custodia cautelare. E che ha iscritto tra gli indagati anche Giuseppe Profiti, ex direttore delle Finanze alla Regione Liguria, ex vicepresidente dell’ospedale Galliera e oggi presidente del Bambin Gesù di Roma, che si dice «sereno in attesa dell’accertamento dei fatti». Dalla procura arriva la conferma che l’inchiesta deriva da quella sulle mense al Galliera esplosa due anni fa. Ma anche che c’è roba nuova nelle 600 pagine con cui il pm motiva le richieste di arresti.
Il «giro d’affari» su cui si indaga ha un ordine di grandezza di milioni di euro, le accuse nei confronti degli indagati sono, a vario titolo, quelle di turbativa d’asta e corruzione. Per tre persone il magistrato ipotizza anche l’associazione per delinquere. Ma soprattutto teme di essere arrivato tardi ad ordinare le perquisizioni scattate ieri mattina negli uffici comunali, regionali e nelle abitazioni degli indagati. Tanto che Pinto ha aperto un fascicolo per «favoreggiamento», sulla base della fuga di notizie che ha portato alla pubblicazione della svolta nell’inchiesta.
Un’inchiesta che, d’altra parte, sembra più vasta di quanto si potesse immaginare. Tanto che coinvolge anche la Asl2 di Savona, Ieri perquisizioni sono state eseguite anche negli uffici e in casa di Alfonso Di Donato, direttore amministrativo della Asl. Un filo conduttore unirebbe i due rami ed è rappresentato dalla collaborazione con la società «Alessio Carni» di Vercelli. Indagati dalla procura genovese ci sarebbero anche il titolare dell’azienda e due ex consiglieri comunali di Genova, entrambi dei Ds, Claudio Fedrazzoni e Massimo Casagrande.
I rapporti tra società e politici sono ora all’esame della magistratura, che ipotizza come dopo scelte passate sospette (ci sono già stati rinvii a giudizio per la precedente gestione delle mense all’ospedale Galliera) fossero in corso già contatti per nuove aggiudicazioni. Un’ipotesi che farebbe cadere anche la giustificazione del sindaco Vincenzi: «In questo mio primo anno di amministrazione non sono stati fatti appalti per le mense scolastiche». Non ancora. I suoi uomini di fiducia si sono dimessi, lei no. E non si può neppure dire: non ancora.