Genova laurea gli specialisti per vincere la sfida del nucleare

La Tecnologia non è fatta di opinioni e punti di vista, ma, basandosi su dati scientifici certi, è senza colore e senza bandiere. Essa è il frutto dell'applicazione del sapere scientifico e della ricerca. La scelta di utilizzare o meno una Tecnologia diventa invece un fatto personale. Al limite anche politico, se si riconduce alla Politica il ruolo della scelta. Un esempio: per cuocere uovo alla coque ci vogliono tre minuti: questo è un fatto tecnico. Essere favorevoli a cuocere l'uovo per mangiarlo oppure scegliere di cuocerlo in una pentola blu piuttosto che gialla è invece una scelta politica. Sull'energia nucleare è prassi fare molta politica (ritornerà il Nucleare in Italia? Dove realizziamo le centrali? Indiciamo un nuovo referendum?) mentre si suole accantonare con grande facilità la parte prettamente tecnica, sulla quale grava anche un forte pregiudizio, principalmente dovuto alla scarsa conoscenza dei fatti da parte della pubblica opinione. Abbiamo intervistato Paola Girdinio, Preside della Facoltà di Ingegneria di Genova, per avere non un parere sul Nucleare, ma bensì dati tecnologici e scientifici certi.
Quali sono i punti di forza tecnici della produzione di Energia attraverso il Nucleare?
«Quando si pianifica la produzione energetica di una Nazione bisogna garantire: la sicurezza di approvvigionamento e la continuità del servizio. Tradotto concretamente la domanda da farsi è: se la Russia chiude il rubinetto del metano, riusciamo a scaldarci e a leggere anche alla sera?
«Il Nucleare offre senz'altro entrambe queste caratteristiche, perché non dipende né dal vento che soffia, né dal sole che splende, né dal petrolio che si sta riducendo, né dai costi delle materie prime imposte da altri Paesi, talvolta politicamente instabili».
Il Nucleare da solo basta a far fronte ai consumi energetici?
«Il Nucleare è importante per un mix energetico equilibrato. Non va visto come una alternativa alle fonti rinnovabili, importanti per certe regioni geografiche ma che da sole non bastano. Servono tutti i contributi».
Il Nucleare può abbassare i costi Energetici?
«A seguito del referendum del 1987, l'Italia ha il 60% di produzione di energia elettrica proveniente da centrali a Gas, combustibile che, tra quelli fossili, è il più costoso. Un mix più equilibrato in cui rientri anche una percentuale di Nucleare equivale indubbiamente ad una riduzione dei costi. La bolletta attualmente pagata dal cittadino italiano è la più cara d'Europa (30% in più della media europea, 50% in più della Francia, che si affida quasi interamente al Nucleare). Le energie rinnovabili, per inciso, presentano tutte quanti costi ancora superiori».
Nei costi del Nucleare viene conteggiato anche il costo per lo smaltimento delle scorie?
«Nel calcolare il costo globale al kWh si tiene conto di tutto: dalla costruzione al decomissioning. Al contrario, nel costo delle altre fonti energetiche fossili, si tralascia quasi sempre il costo del cosiddetto “certificato verde” (si tratta del costo da pagare sul quantitativo di anidride carbonica prodotta nell'ambiente, n.d.r.)».
Quali sono allora i costi rilevanti del Nucleare?
«Realizzare centrali nucleari ad alta sicurezza è costoso per il fatto che è alto il prezzo della sicurezza! Ma si tratta del costo di investimento iniziale ammortizzabile in 60 anni di vita. Il costo del combustibile a confronto è irrisorio».
Il fotovoltaico ha costi inferiori?
«In Italia il fotovoltaico sopravvive grazie a cospicui incentivi statali: 28 miliardi di euro saranno spesi per installare sul territorio una potenza complessiva di 1200 MW. Con una cifra identica si potrebbero realizzare diverse unità di centrali nucleari per una produzione da 5.000 MW».
C'è chi fa osservare che anche le risorse di Uranio non saranno eterne: diversi studi concordano nell'affermare che ne avremo ancora per 250 anni con l'attuale tasso di consumo. Cosa risponde a questa osservazione?
«Nessuno ha la sfera di cristallo e si tratta di stime che possono essere errate se si tiene conto che parte delle scorie prodotte dalle attuali centrali può, già con le tecnologie attualmente disponibili, essere riutilizzata come combustibile. Tuttavia, anche supponendo che avremo Uranio solo per 200 anni, possiamo pensare di arrivare ad altre tecnologie in un tempo decisamente inferiore (le centrali di quarta generazione dovrebbero essere pronte entro il 2035). L'energia ci serve oggi e dobbiamo necessariamente produrla con quello che abbiamo».
(Non va dimenticato comunque che l'Uranio è estraibile anche dall'acqua del mare: è vero a costi maggiori, ma a fronte di disponibilità di una risorsa infinita. Tale sorgente con l'integrazione dei Reattori di IV Generazione -utilizzo dell'Uranio a ciclo chiuso- permettono di affermare che la criticità relativa alla disponibilità di uranio è un falso problema, n.d.r.)
Passiamo al capitolo sicurezza: è vero che le Alpi ci proteggono dalle Centrali dislocate in Europa vicine all'Italia (27 centrali entro un raggio di 200 Km)?
«L'assurdità delle Alpi che ci proteggono si sente spesso. Né gli Urali né le Alpi con Chernobyl ci protessero affatto! Chi dice queste cose non conosce la Fisica dell'atmosfera, non sa come si forma una nube e non sa che essa si condensa e può generare pioggia radioattiva. In ogni caso, sia chiaro, le centrali nucleari non sono bombe atomiche, ed eventi estremi come quello di Chernobyl sono assolutamente unici, per fortuna».
L'incidente di Chernobyl potrebbe oggi ripetersi?
«Chernobyl non è stato un incidente nucleare, ma è stato il risultato di un esperimento mal condotto, in un impianto che già all'epoca in occidente mai sarebbe stato autorizzato all'esercizio, per la mancanza di sistemi di sicurezza adeguati. Se Chernobyl avesse avuto i moderni sistemi di sicurezza passivi, basati su intrinseche leggi della Fisica, non sarebbe mai potuto verificarsi, anche con tecnici incompetenti o che si addormentano o che vogliono fare di testa loro».
Ci dica qualche dato in più sulla sicurezza del Nucleare che allarma ancora molti cittadini.
«Ad oggi le centrali nucleari nel mondo sono più di 400. Se mettiamo insieme gli anni di esercizio, in tutto sono 15 mila anni di lavoro: i danni fatti in questo arco di tempo sono molto minori dei morti in miniera, degli incidenti per trasporto di G.P.L. (come Viareggio, ad esempio). In 15 mila anni non c'è mai stato un incidente grave dovuto al nucleare (escluso Chernobyl). La sicurezza è oggi talmente spinta che si può considerare il Nucleare come una punta di diamante per quanto concerne la vera innovazione. Basti pensare che i sistemi di sicurezza elaborati in ambito nucleare sono stati esportati anche in altri settori: applicati alle raffinerie hanno portato ottimi risultati».
Alla luce di questi dati tecnici sul Nucleare, l'Italia può rimanere ancora fuori dall'opzione Nucleare?
«Questa è una decisione politica che spetta a chi ha responsabilità politiche, e non a me. Da cittadino che vuole pagare meno la bolletta, mi auguro che l'Italia prenda una svolta. Ma so anche che qui da noi realizzare ogni genere di infrastrutture è complicato. Tuttavia è evidente che tutti gli Stati industrializzati si stanno muovendo: Cina (16 centrali in costruzione), Russia (9), Corea (6), India (6), ma anche Obama ha firmato un piano energetico che prevede 18 nuove centrali nucleari. L'Inghilterra pure vuole ripartire e la Germania non vuole spegnere le centrali che ha. L'Italia deve darsi da fare per ripartire la formazione e la ricerca a prescindere dal fatto che realizzerà o meno delle centrali nucleari sul suo territorio».
Sul fronte della Ricerca, l'Università di Genova si è attivata con un Master in Tecnologie Nucleari. Come è stata accolta questa iniziativa?
«Abbiamo avuto 210 domande presentate per 20 posti disponibili! Ora ci stiamo muovendo per attivare un Corso di Laurea Specialistica in Ingegneria Nucleare, con visiting professor dall'estero e personale specializzato che venga ad insegnare dall'industria. Ad esempio per studiare un settore molto importante come quello del trattamento delle scorie e del decommissioning, per cui ha un forte interesse anche Ansaldo Nucleare».
La Ricerca sul Nucleare ha altre applicazioni oltre a quelle energetiche?
«Certamente. Pensiamo al GoreTex: fu inventato per applicazioni spaziali. Ora è usato ovunque. Così potrà essere per il Nucleare. In ambito medico, ad esempio, è molto importante per la cura dei tumori. In Giappone è stata messa a punto una tecnologia molto avanzata che noi siamo costretti ad importare da loro. Formazione-ricerca-industria possono dare vita ad un connubio molto produttivo. In Italia c'è però un grande problema di fondo: la cultura scientifica per non parlare di quella tecnologica è considerata di serie B, anche se tutti, poi, pretendono di usufruire delle applicazioni tecnologiche di ultima generazione. Possiamo permetterci di andare avanti così?».