Genova, la «lotta di classe» spacca l’Unione

da Genova

Dicono che è un intellettuale e che va capito, quelli che provano a scusare Edoardo Sanguineti, il poeta candidato ufficiale della sinistra radicale alle primarie per il sindaco di Genova che ha riassunto il suo programma in un semplicissimo concetto: «Restaurare l’odio di classe». Sfogliano i libri delle citazioni i rappresentanti di Rifondazione, Unione a sinistra (i fuoriusciti dai Ds che non vogliono il partito democratico) e Comunisti Italiani. Il diretto interessato dice che è tutta colpa dei giornalisti, perché «basta estrapolare da un discorso compiuto una frase e si fa passare il malcapitato per quel che non è». E prova a giocare la carta della licenza poetica anche Marta Vincenzi, paladino dell’Ulivo alle primarie, che pensa già alle elezioni di primavera, e che sa di dover «prendere le distanze» ma non scaricare troppo sul serio il compagno Sanguineti, i cui voti saranno per lei fondamentali visto che a Genova è imminente la discesa in campo di Stefano Zara con la casacca degli industriali di sinistra.
Ma la sinistra è in crisi per la sparata del poeta che arringa le folle al grido di «quelli (i capitalisti) ci odiano, noi dobbiamo contraccambiare». E in Liguria la sinistra di governo che vuole staccarsi da quella di lotta porta il nome di Claudio Burlando, presidente della Regione, già ministro e già sindaco, uomo di partito. Che non usa mezzi termini per imporre l’altolà alle nostalgie di Sanguineti: «Abbiamo lavorato 31 anni per costruire una sinistra che sappia parlare a tutte le categorie, una sinistra interclassista, e ora che facciamo? Torniamo all’odio di classe?». L’Unione è a pezzi. Perché un pezzo è Sanguineti. Un altro pezzo è Stefano Zara, deputato uscente che piace tanto a una buona parte di Ds e Margherita e che domani scoprirà le sue carte. E un altro pezzo ancora è Marta Vincenzi, che rappresenta l’Ulivo ufficiale, ma che non ha più tante certezze di vincere. «È la rivincita della politica - chiosa Burlando -. Finora abbiamo ridotto le primarie a una questione di nomi, senza parlare di programmi». Genova era una palestra della sinistra per il Partito Democratico.