«GenovA» mette in copertina i protagonisti dello sviluppo

GenovA insiste, con impegno e passione: il «mensile dei genovesi che amano Genova», la rivista che, invece di sbattere i mostri in prima pagina, preferisce dedicare la copertina (e anche gli interni) alle facce pulite dei personaggi che contano, che remano a favore, che guardano avanti con ottimismo nonostante tutto, ebbene, GenovA prosegue il cammino iniziato tre numeri fa con la consapevolezza di portare un mattone alla causa. Che, poi, fondamentalmente, è la causa che dovrebbero sposare tutti: contribuire allo sviluppo di uno spirito costruttivo, di una concordia d’intenti, al di là delle articolazioni politiche o partitiche, per superare i momenti difficili e riavviare il cammino della ripresa. Vanno in questa direzione, nel numero 3 appena uscito dalla tipografia, innanzi tutto l’editoriale del vicedirettore Etta Palmieri - «I genovesi vorrebbero un ministro» -, ma anche, tanto per dire, gli articoli sulle «speranze degli artigiani», su un inedito Sandro Biasotti «pescatore» (di anime o di voti?), su sagaci imprenditori come Raimondo Lagostena e Andrea Bruni, sul sempre discreto, riservato, ma attivissimo principe Cesare Castelbarco Albani, eminenza grigia e superbo tessitore delle trame virtuose, quelle che portano risultati non a se stessi, ma alla comunità. Per finire - «ma non finisce qui, ovviamente», promettono i patron Elio Domeniconi e Remo Benzi - con uno sguardo al futuro, impersonato dai giovani del Rotaract: un ampio servizio a loro dedicato simboleggia, par di capire, la fiducia nell’avvenire delle giovani generazioni, in un passaggio di testimone naturale, non conflittuale. Ecco: guardare avanti, sempre, mai piangersi addosso rimpiangendo il tempo che fu. Il passato vale come insegnamento, non come alibi per non passare la mano quando è l’ora. Grazie, GenovA, d’avercelo ricordato. E d’aver fatto fischiare le orecchie a più d’uno di quelli che dicono di snobbarti, ma poi ti leggono quando ancora sai di inchiostro fresco.