Genova-Milano, indagini a senso unico

Genova-Milano, solo andata. Il patto tra Marta Vincenzi e Giuliano Pisapia, vale solo in una direzione. Quando c’è da prendere un esempio positivo dal capoluogo lombardo, tutto tace. E se a Milano Filippo Penati, ex presidente pidino della Provincia è ora indagato per corruzione e illecito finanziamento ai partiti ai tempi in cui era sindaco di Sesto San Giovanni, soprattutto è stato protagonista di un atto amministrativo che ha portato a un pesante risarcimento danni dovuto dalla «sua» Provincia a favore del Comune di Milano. Cosa c’entra Genova? C’entra perché il risarcimento danni riguarda le strane compravendite dell’autostrada A7 Milano-Serravalle. Un argomento di cui gli amministratori genovesi sono espertissimi.
Qui il valore delle azioni è sempre stato quanto di più aleatorio esista. Cominciò Marta Vincenzi come presidente della Provincia, nel 1999, vendendo le quote a un valore unitario corrispondente a 1,60 euro circa. Nel 2003 il capolavoro lo firmò la giunta di Giuseppe Pericu, con Marta Vincenzi assessore alle infrastrutture. A marzo 2003 il Comune cedette ben 11 milioni e passa di azioni di sua proprietà all’Amga a un prezzo di 2.18 euro. Il valore lo stabilì in base a una perizia di un esperto del tribunale, ma già «vecchia» di tre anni. Tanto che Amga, ottenute le azioni a marzo, si affrettò a rivenderle quattro mesi dopo a 2.98 euro l’una al l’imprenditore Marcellino Gavio. Lo stesso imprenditore che due anni dopo, nel luglio 2005, rivendette azioni della Serravalle alla Provincia di Milano guidata da Filippo Penati al prezzo di 8.83 euro l’una. Punto sul quale l’ex sindaco di Milano, Gabriele Albertini, scatenò una serie di ricorsi ed esposti contro Penati.
«Qui a Genova, invece, il nulla - attacca Giuseppe Murolo, consigliere comunale di L’Altra Genova - Le cifre e il mancato introito provocato alle casse comunali e provinciali è ancora più clamoroso. Per di più in soli tre mesi Amga fece una plusvalenza incredibile e a guadagnarci furono anche i privati, proprietari al 49 per cento della società». Se gli 8.83 euro per azione pagati da Penati a Gavio erano apparsi uno sproposito, altrettanto non credibile era stato il prezzo stracciato fatto dagli amministratori genovesi all’imprenditore. «Per questo ho deciso di inviare un esposto alla Corte dei Conti - incalza Murolo - Spero che si possa far luce sul danno erariale. Vedo che la magistratura contabile sta lavorando molto bene e con scrupolo. Chissà che a Genova non si possa anche iniziare a scoprire qualcosa». Che Genova sia davvero un po’ più simile a Milano.