Genova, un minareto oscurerà la Lanterna

Il sindaco Vincenzi firma un patto con gli islamici che vogliono un luogo di culto "vista mare" e puntano alla Darsena. La protesta del centrodestra: "Un atto di prevaricazione". C'è chi teme i rapporti con l'Ucoii in odore di estremismo

Genova - Tra i simboli di Genova, insieme alla Lanterna, Colombo, Garibaldi, il pesto, potrebbe entrare anche un minareto. Sì, proprio un minareto con tanto di muezzin che, dalla sommità, recita versetti del Corano e chiama alla preghiera i fedeli dell'Islam, e, sotto, una grande moschea, come quelle che si vedono in Iran o in Sudan, magari con vista sul mar Ligure.

È l'ultima trovata della giunta comunale di sinistra, guidata dal sindaco Marta Vincenzi, che sta raccogliendo più polemiche e critiche che consensi. Mercoledì, dopo mesi di tira e molla e di scarni dibattiti in Consiglio comunale ripetutamente negati all'opposizione di centrodestra, la sindaca ha firmato, in pompa magna, a Palazzo Tursi sede del Comune, davanti ai rappresentanti di un gruppo islamico che si autodefinisce «Associazione d'integrazione culturale» e a rappresentanti della comunità islamica ligure, un «patto d'intesa». Intesa su che? Se si legge il documento la sensazione è di essere davanti a una cortina fumogena. Oltre alle solite premesse-promesse infarcite di consunti termini buonisti, sono riportate frasi che da un lato tendono a rassicurare sulle buone intenzioni di integrazione della comunità islamica nel segno del rispetto delle leggi nazionali e internazionali lontano da ogni estremismo (ma non dovrebbe essere scontato?) e dall'altro promette di «operare congiuntamente attraverso un tavolo di lavoro comune per individuare luoghi anche in uso temporaneo, perché la comunità possa svolgere le proprie funzioni e attività religiose». Tradotto: «Volete costruire una moschea? Per noi va bene». Tanto è bastato ai rappresentanti della comunità islamica, nella persona di Husein Salah, per interpretare la firma dell'intesa come una «prima pietra» della moschea genovese, e ipotizzare la costruzione sulla Darsena: «Sarebbe l’ideale. Vorremmo che la moschea fosse in una posizione abbastanza centrale, avesse dimensioni adeguate e fosse completata dal minareto che per la nostra religione è un elemento fondamentale».

L’opposizione di centrodestra fa muro. Ieri, il capogruppo di Forza Italia, Raffaella Della Bianca, ha stigmatizzato il comportamento del sindaco definendo «fatto gravissimo» la firma del protocollo. L'esponente azzurra ha spiegato: «La decisione penalizza la città, già sepolta da troppi problemi che non si vogliono né affrontare né risolvere». Della Bianca ha ricordato le divisioni della maggioranza di sinistra, «che nega il diritto di discussione sul tema moschea in sede di assemblea comunale». Censure sono arrivate anche da Alessio Piana, consigliere comunale della Lega Nord: «Non siamo contro ai luoghi di culto. Tuttavia a Genova i posti dove i musulmani possono pregare non mancano. La questione moschea sembra più un atto di prevaricazione culturale mascherato da rivalsa di un diritto». C'è poi la questione dei collegamenti con l'Ucoii, l'Unione delle comunità islamiche italiane, che il governo Prodi considerò in odore di estremismo per gli attacchi a Israele e all'Islam moderato. Ha detto Piana: «La comunità islamica ligure ha avuto contatti con un'associazione musulmana milanese proprietaria di un terreno in via della Consolata a Genova. Lì avrebbero dovuto costruire una moschea, poi le proteste dei residenti lo hanno evitato. Persino Giuliano Amato avvertì la Vincenzi di evitare rapporti con esponenti vicini all'Ucoii. Mi risulta che tra i protagonisti della vicenda c'era Husein Salah, che ha firmato il patto con il sindaco. Una leggerezza imperdonabile». Questioni su cui Marta Vincenzi e la giunta dovranno confrontarsi, con i genovesi, anche quelli che non sono di fede islamica.