«Genova non può avere una via Togliatti»

«Via Togliatti!» tuonano Gianni Plinio e Gianni Bernabò Brea, rispettivamente capogruppo in Regione e consigliere in Comune di An, intendendo che il nome del leader comunista sparisca dalla strada a lui intitolata. «È vergognoso - spiegano - che a Genova continui a esistere una via Togliatti. Risulta offensivo e mortificante anche per i residenti». Tutto questo, fanno osservare i due esponenti di Alleanza nazionale, specialmente dopo che il segretario dei Democratici di sinistra, Piero Fassino, nella sua visita recente alla fossa comune nei pressi di San Pietroburgo, ha bollato Togliatti per la sua colpevole connivenza con la repressione stalinista.
In particolare, nel rendere omaggio al monumento appena inaugurato - eretto nel bosco a poche decine di chilometri dalla città che fu sede di feroci «purghe» del regime sovietico e dove furono trucidati fra gli altri centinaia di italiani, alcuni dei quali comunisti, accusati di tradimento - Fassino ha avuto parole durissime nei confronti del «Migliore», pur riconoscendo che il suo giudizio viene «tardi, ma meglio tardi che mai».
Anche per questo, dunque, Plinio e Bernabò Brea chiedono al sindaco Marta Vincenzi di far revocare la titolazione della strada di Quarto che sale da corso Europa: «Togliatti, che lo stesso segretario diessino riconosce come complice delle purghe ordinate da Stalin oltre che come detentore di un ruolo non secondario nella persecuzione degli alpini italiani prigionieri di guerra, non merita una strada della città». Oltre tutto, a spingere decisamente per una revoca dell’intitolazione della via, concludono Plinio e Bernabò Brea, c’è anche il fatto che «non sia mai stato dimenticato il famigerato e rivoltante passo della lettera riservata in cui Togliatti auspicava che un buon numero di nostri soldati morisse a causa delle dure condizioni di prigionia. Si potrebbe valutare quindi l’opportunità di sostituire via Togliatti con via dei Perseguitati politici».