Genova, nuova minaccia a Bagnasco. Tre proiettili e una frase: "Io ti ucciderò"

Escalation di intimidazioni al capo dei vescovi italiani, contestato da
settimane per le dichiarazioni sulle coppie di fatto.Busta con tre proiettili e una lettera minatoria inviate in curia. L’arcivescovo: "Ormai faccio collezione di proiettili". Il prelato confida: "Questo messaggio aveva uno stile diverso e la firma illeggibile di una donna". Ma per la questura si tratta dell’opera di un mitomane

Andrea Macco e Diego Pistacchi
Genova - Tre proiettili, tre parole: «Io ti ucciderò». Ancora minacce a monsignor Angelo Bagnasco, il presidente della Cei. Ancora un plico recapitato alla Curia di Genova nel giorno della processione del Corpus Domini, anticipata a sabato per ragioni di ordine pubblico-sportivo. La stessa mano che aveva preparato il pacco minatorio ad aprile, dopo la polemica sui Dico e sulle frasi mal interpretate dell’arcivescovo di Genova. Ne è convinta la questura, che insiste: «È solo un mitomane». Ma un mitomane che non è stato ancora individuato, che fa paura e che costringe il presidente della Cei a girare ancora con la scorta, a dire Messa con un agente armato al posto dei chierichetti. Non ha paura però lui, Angelo Bagnasco. Che anzi ci scherza su. «Avete novità? - domanda ai seminaristi raccolti attorno a lui dopo la Messa del Corpus Domini -. No? Ma come, non leggete i giornali? Sto facendo collezione di proiettili». Il sorriso è disteso, sincero. E concede subito un’altra battuta: «Mi sa che tra un po' raggiungerò l'intero tamburo della pistola... A proposito di quanti colpi è composto?» C'è chi ha la risposta pronta: «Eminenza, di sei». E l'arcivescovo: «Non è che essendo così esperto sei tu quello che me li ha mandati?». La risata questa volta è libera e coinvolge tutta la sala. Monsignor Bagnasco è sempre don Angelo. E vorrebbe persino rinunciare alla scorta di cui però non può fare a meno. L’arcivescovo anzi, non si preoccupa di pensarla diversamente dalla questura anche a proposito dell’autore della lettera, che ha spedito il plico passato per il centro di smistamento postale dell’aeroporto. «Questa volta la minaccia aveva uno stile molto differente ed era firmata - confida -. Ma la firma è pressoché illeggibile, di una donna mi pareva, una piemontese, una certa Giuseppina se non ricordo male». E domanda scherzoso: «C'è mica qualcuno di voi che ha origini piemontesi»?

In Curia seguono l’esempio dell’arcivescovo e si concedono un sorriso: «Non è vero che la scorta non serve, serve a tenere lontani i giornalisti. A quelli che si dimostrano puntualmente pronti a sollevare un polverone intorno alla cosa e a far dire all'arcivescovo quello che vogliono loro».

Già, il polverone. Quello è inevitabile. E infatti appena si sparge la notizia della nuova minaccia a Bagnasco il mondo della politica reagisce. Con toni durissimi, o con silenzi imbarazzanti. Inevitabile che si faccia l’appello e si scopra che qualcuno non partecipa neppure stavolta alla condanna del gesto. «È la spia di un’intolleranza profonda» commenta il leader Udc Pierferdinando Casini. Isabella Bertolini, deputata di Forza Italia, chiama anche i laici a una forte presa di posizione contro «la continua strategia intimidatoria, dall’inequivocabile colorazione politica, nei confronti del presidente della Cei». Interviene il ministro Verde, Alfonso Pecoraro Scanio, che da Malta «esprime tutta la sua solidarietà a monsignor Bagnasco per il vile gesto di cui è stato vittima». Anche dai Ds non tarda ad arrivare un comunicato: «Esprimiamo la più forte solidarietà al presidente della Cei per il vile gesto di minaccia nuovamente rivolto alla sua persona».

Parole che sembrano raccogliere l’invito di Sandro Bondi, coordinatore di Forza Italia, che fa giungere a monsignor Bagnasco «tutta la solidarietà personale e quella di Forza Italia», ma invoca un «impegno solidale di tutte le forze politiche democratiche contro il riemergere di cascami ideologici che non vanno sottovalutati». Dall’Italia dei Valori, l’onorevole Stefano Pedica va oltre, sottolineando come sia «grave il fatto che non si riescano a fermare i colpevoli» di queste ripetute minacce. «Anche i mitomani possono rendersi protagonisti di azioni violente - avverte il deputato di Forza Italia Francesco Giro - soprattutto se sentono intorno a loro un clima di complicità alimentato dalle intemperanze di una sinistra estremistica e visceralmente anticlericale». Eccolo, il punto. Lo sottolinea Giampiero Catone, capogruppo vicario alla Camera della Democrazia cristiana per le Autonomie: «Restiamo sorpresi e attoniti nel constatare l’assenza di una posizione di condanna della sinistra radicale». L’appello, appunto. Dal quale risultano molti assenti.