GENOVA, OLBIA

Per essere felici, occorrerebbe starsene sempre a casa. Perchè, ogni volta che si passano i Giovi, viene un po’ di magone quando si torna. Ovviamente, non per la bellezza naturale e storica della nostra città e della nostra regione. Ma per come sono amministrate. Per quello che potrebbero essere e per come sono. Per lo spreco di noi, di cui solo noi siamo responsabili.
Il primo confronto impietoso, su cui si è acceso anche un bel dibattito, era quello con Cervia e, in particolare, sul fatto che in Romagna - in quella che era considerata la capitale del divertimentificio - si parla tranquillamente di alta filosofia in piazza ed i villeggianti rispondono riempiendo le piazze.
Oggi tocca ad Olbia. Olbia il paese vero, intendo. Non il capoluogo di provincia della Costa Smeralda. Perchè, credo che Olbia sia la fotografia, l’immagine perfetta, di come si possa cambiare pelle. Fino a pochi anni fa, era un gran bel paese. Ma, per l’appunto paese.
Negli ultimi mesi, andarci significa trovarsi in una specie di Beirut italiana. Strade interrotte, lunghi labirinti per raggiungere una strada distante solo pochi metri, buchi ovunque, trivelle e betoniere come se piovesse, martelli pneumatici in azione come panorama acustico unico. Insomma, un paradiso.
Non sto scherzando, non è che trovo arcadico un panorama fatto di buche e lavori stradali, con la città sottosopra e il traffico impazzito. Il problema è che, dietro quei cantieri, c’è una città che è cambiata profondamente, che - per l’appunto - si è trasformata da paese in città. Non è un problema di targhe stradali o di bollini di ufficialità. É un problema di saper crescere. Olbia l’ha saputo fare. Ha saputo evolversi. Ha deciso cosa fare da grande. E si è data un piano di lavori pubblici e di costruzioni (non invasive) che hanno contribuito decisamente a questo salto.
Il merito è del sindaco attuale Gianni Giovannelli e soprattutto del suo predecessore Settimo Nizzi, entrambi azzurri. Ma non è, non solo, un problema di maglietta politica: quando abbiamo parlato del miracolo cervese, l’artefice era il sindaco Roberto Zoffoli, che è diessino.
Il problema non è il colore. Il problema è che là c’è una Beirut positiva. E qua bisogna festeggiare quando un camioncino dell’Aster tappa un buco nell’asfalto.