Genova ora chiude le scuole e il nubifragio non fa vittime

Filippo ha cinque anni e arriva terrorizzato nel lettone verso le cinque. Francesco, che ne ha sette, resiste una decina di minuti in più. Federico, che ne ha nove ed è più coraggioso, arriva un’ora dopo. La paura dei miei bimbi è la paura di Genova. Che, nella burrasca interminabile della notte, prova davvero il terrore.
Venerdì, il giorno dell’alluvione e dei fiumi esondati, era stato tutto istantaneo, immediato, fulmineo. Talmente veloce che c’era stato un «prima» e un «dopo». Difficile ricordarsi il «durante».
Stavolta, invece, il «durante» dura più di tre ore, nel cuore della notte. L’immagine è quella di un monsone conradiano, l’acqua che cade a secchiate sembra presa di peso da Tifone, anche per la temperatura dell’aria caldissima, mai così calda a novembre. Tuona in continuazione, tremano i muri. E i lampi sembrano quasi una lampadina impazzita che si accende e si spegne a intermittenza, come una gigantesca luce di quelle degli alberi di Natale. Solo che non è un albero di Natale, solo che è la notte di Genova. A tratti, la città è illuminata a giorno con i lampi che lasciano dietro di sé flash che sembrano i traccianti con cui ci svegliavamo ai tempi della guerra in Irak. E giù, in strada, cadono decine di millimetri d’acqua, intensissimi e senza interruzione.
Eppure, stavolta, nonostante la paura, nonostante la durata della tempesta, nonostante l’intensità, non succede nulla, tranne qualche strada allagata, tranne la vecchia frana del Fereggiano che si allarga, tranne una ventina di famiglie sfollate per sicurezza. Tutto grave, certo. Ma non sono tragedie. E non succedono tragedie soprattutto perchè è notte.
Ma non è una consolazione: è solo la drammatica conferma che, se le indicazioni metereologiche fossero state seguite correttamente, saremmo qui a raccontare un’altra storia. È la prova empirica e differita che, se le scuole fossero state chiuse, il più grave dei tragici errori ammesso infine persino dal sindaco Marta Vincenzi - circostanza equivalente alla notte, come numero di auto e di persone per strada - non saremmo qui a piangere altre lacrime. Che, se i fiumi fossero stati puliti, come lo sono stati forzatamente dall’acqua, sarebbe finita in un altro modo. Che, se le precauzioni fossero state prese sul serio, come chiedevano surrealmente persino i comunicati su carta intestata del Comune, si poteva evitare tutto.
E così, immediatamente, chiudono il tratto autostradale e i caselli della A12 fra Nervi e Genova-Est, che si allagano, con tanto di messaggi urgenti da Isoradio: «Non mettetevi in viaggio verso Genova». E così, immediatamente, il prefetto firma un’ordinanza che vieta a chi è a bordo dei treni di scendere alle stazioni di Brignole e di Sturla, che resta in vigore un’oretta. E così, immediatamente, vengono sospesi i funerali di due delle vittime e il consiglio comunale. E così, immediatamente, il telecomando corre sul numero 10, Primocanale, dove Luca Russo - l’emittente e il giornalista che sono diventati i salvatori di tante vite, grazie alle informazioni in tempo reale a tutta la città - inizia alle 5,40 l’ennesima diretta no stop, con a tutto schermo la scritta: «Quarto: non uscire assolutamente di casa». E gli assessori, oggi, oggi non venerdì, tambureggiano dagli schermi: «State a casa e, soprattutto, non prendete l’auto». E, stavolta, danno tutti retta.
La notte della paura, della vera paura, quella di cui non ci eravamo resi conto venerdì, finisce verso le 10, quando - proprio come se in cielo ci fosse un rubinetto che era stato lasciato inavvertitamente aperto al massimo - improvvisamente l’acqua, i lampi e i tuoni cessano. Esattamente come accade nei temporali estivi.
La tragica staffetta del tempo, lascia spazio a una mareggiata che flagella la costa per tutto il giorno. Cavalloni alti anche metri che si infrangono su quel che resta delle cabine e degli stabilimenti balneari. Tanto che, pochi chilometri più in là, nel Tigullio, a Lavagna, le onde raggiungono i sei metri, si mangiano la nuova passeggiata e minacciano la linea ferroviaria e l’Aurelia, presidiata dagli agenti.
Poi, all’ora di pranzo, all’una, all’improvviso, il rubinetto impazzito che sta sopra Genova si riapre. Una nuova, violentissima, precipitazione di un quarto d’ora. Ma, proprio come ai Tropici, contemporaneamente in cielo c’è sole pieno.
Sembra un segno. L’allerta scende a 1 e, forse, oggi è davvero finita.