Genova ostaggio del G8 dieci anni dopo

(...) Da fuori si chiedono come sia possibile che politici di sinistra e anche eletti dal centrodestra siano in prima fila a festeggiare il compleanno di un prete col sigaro che guida cortei come fosse un «Che» fuori tempo. Peraltro, stavolta senza apposita delibera regalo per i finanziamenti, come è avvenuto per gli ottanta anni, come denunciato da Matteo Rosso e Gianni Plinio nella loro lotta contro gli sprechi.
Da fuori si chiedono, ad esempio, come sia possibile che un ragazzo morto giovane mentre, con un estintore in mano, tentava di distruggere un defender dei carabinieri rischiando di uccidere i suoi occupanti, sia salutato come una specie di santo laico, con tanto di altarini e lapidi pubbliche o semipubbliche. Un ragazzo morto giovanissimo a cui, ovviamente, va la pietas e, se crediamo in Dio, la preghiera che si deve a tutti i morti. Il che è però differente dalla sua beatificazione.
Un ragazzo che, io credo, merita parole diverse da quelle pronunciate dal sindaco di Genova Marta Vincenzi nelle scorse settimane, in occasione dell’inaugurazione del «Giardino dei Giusti» in piazza della Vittoria: «Carlo era un ragazzo, solo un ragazzo. Un figlio della nostra città».
E se fra i Giusti, se fra i figli della nostra città, invece, ci mettessimo i medici senza frontiere, i missionari cattolici e laici, tutti coloro che fanno volontariato o che, semplicemente, si dedicano a gesti di eroismo quotidiano come impegnarsi seriamente nella scuola pubblica? Carlo era sì un ragazzo, solo un ragazzo che andava in giro con un rotolo di scotch al braccio (che non serviva per attaccare le immaginette dei santi alla basilica di piazza Alimonda), e che, visto che faceva caldo a Genova, usava anche gli estintori in piena estate.
Ecco, chi non è di Genova e legge queste cose di Genova, si chiede dove viviamo. Si chiede se un altro mondo è possibile, un mondo diverso. Ma diverso da questo.
Chi non è di Genova e legge che la sindaco Marta Vincenzi ha concesso la cittadinanza onoraria a Mark Covell, giornalista picchiato durante il G8, si chiede cosa abbia fatto questo Covell per essere illustrato di un premio così prestigioso, di un’onorificenza così importante, che magari domani lo porterà nel Pantheon dei genovesi illustri, quello che, ad esempio, non ospita il comandante Italo Ferraro, nè Fabrizio Quattrocchi e neppure tanti altri che, in silenzio, sono ottimi cittadini ed onorano Genova con il loro lavoro, con le loro idee, con la loro capacità di fare industria e di essere grandi nella propria vita, nelle proprie speranze e nei propri sogni. Tante persone note e umili, che, semplicemente, sono persone perbene.
Risultato: coloro che chiedevano quali fossero i meriti di Covell, si sarebbero sentiti rispondere che il suo legame con Genova sono solo quelle botte. Circostanza censurabile e che merita la condanna dei colpevoli, ci mancherebbe altro, magari anche un risarcimento da parte dello Stato italiano tradito da servitori infedeli e violenti. Ma lì finisce. La cittadinanza onoraria è un’altra cosa, che con tutto questo non c’entra nulla.
Invece. Invece, a Genova, non funziona così. A Genova succede che si dà l’onorificenza proprio per questi motivi, senza altre spiegazioni. E che Marta stende orgogliosa i tappeti rossi di Tursi.
Poi, contemporaneamente, i giovani lasciano la città perchè non c’è lavoro. Poi, contemporaneamente, un grande imprenditore, il più grande imprenditore che Genova ha avuto in regalo, cioè Vittorio Malacalza, deve andarsene alla Spezia per impiantarci la sua fabbrica di superconduttori all’avanguardia nel mondo, perchè Genova - forse troppo impegnata a studiare le cerimonie delle cittadinanze onorarie - non è stata in grado di trovargli qualche centinaio di metri quadrati per impiantarci lo stabilimento.
È chiaro che la colpa della disoccupazione a Genova non è di Marta Vincenzi. Ma, certo, un sindaco (e i suoi collaboratori, a partire da Mario Margini), cerca di creare le condizioni, almeno amministrative, per dare occupazione.
Da noi, invece, è successo che la famiglia Malacalza e la Asg hanno dovuto emigrare alla Spezia dove il sindaco Federici ha firmato in due giorni tutti i permessi necessari. Fra l’altro, Federici non è un pericoloso «fascista!», ma un sindaco del Pd, proprio come Marta.
Ma, evidentemente, aveva il tavolo più sgombro di pratiche. E, non occupandosi di cittadinanze onorarie a Covell, ha potuto dedicarsi a creare occupazione per gli spezzini.