Genova come Parigi per rilanciare la cultura

(...) della Vincenzi, proprio non si trovano. Il suo «Distretto delle culture» è un programma nel programma, un contenitore fatto di idee e non di parole, che viene da uno che finora ha vissuto di cultura e nella cultura di Genova, che da dodici anni è il regista del Teatro della Tosse. È una proposta che già affascina anche gli addetti ai lavori, tanto che l’attore Jurij Ferrini, «da quattro anni esiliato da Genova», la sottoscrive subito entusiasta e con una lettera aperta a Musso e Maifredi offre tutto il suo appoggio disinteressato «visto che non può neppure votare per il sindaco». Fa di più, Ferrini. Questa sera mette in scena un pezzetto della sua ultima pièce, il Riccardo III, per presentare a palazzo Lauro proprio il «Distretto delle culture».
E qui arriva la sorpresa. «Ho difficoltà serie a trovare i tecnici per realizzare questo spettacolo - spiega l’attore -. Perché sembra che sia scandaloso fare una cosa del genere per un candidato di Forza Italia». Sembra strano, ma Ferrini si spiega ancor meglio nella sua lettera aperta. «Sono un artista e nel repertorio mentale degli italiani sono di sinistra; se non lo sono, sono uno di quei curiosi dissidenti che diventano di destra, magari per opportunismo politico - scrive l’attore -. Invece sono proprio indipendente perché credo nelle persone. Credo sia giunto il momento di dare uno “schiaffone alle manacce della sinistra” che afferrano salde le redini di questo meraviglioso cavallo baio che invece dovrebbe correre libero per i campi... se a farlo dovrà essere qualcuno che ha dovuto schierarsi con una parte politica avversa, lo faccia». Basta con i ragionamenti dicotomici destra/sinistra, incalza Ferrini, «sono ragionamenti da bambini».
L’atto d’accusa di Ferrini è duro quanto spontaneo. Ma va a sostenere l’idea del Distretto delle culture, che prima Enrico Musso e poi Sergio Maifredi vanno a presentare. Le idee non mancano, e sono anche molto suggestive. Tutto ruota intorno alla Loggia di Banchi «che non può restare una scatola vuota dove ospitare una volta ogni tanto una mostra di scarso valore». Nell’idea del centrodestra Banchi sarà la sede dell’assessorato alla cultura, un assessorato crocevia della cultura costruita sui vicoli e sui suoi tesori, un assessorato che non sarà solo uffici. Anzi, gli uffici si adegueranno agli spazi dedicati permanentemente a mostre. Un assessorato dentro la cultura.
Risolto il problema logistico, ecco le iniziative. A Genova ci sarà una «piazza dei pittori», come a Parigi e in tante altre città d’Europa. Ma il Comune dovrà anche farsi promotore di incentivi fiscali per consentire ristrutturazioni a carattere culturale. A tutti i giovani artisti italiani e internazionali si potranno concedere spazi nel centro storico a canoni agevolati. «Al limite pagabili anche con le opere d’arte cedute alla città», suggerisce Maifredi. Poi a Genova c’è un «Archivio storico della pubblicità» aggiornatissimo, che pochi conoscono e nessuno può visitare. Nel programma di Musso c’è il suo trasferimento in una sede molto vicina alla Darsena e alla Facoltà di economia, soprattutto la sua valorizzazione. Il «contenitore» prevede anche tante iniziative legate al cinema, alla musica, ai giovani. Iniziative già progettate, concrete, non fatte di slogan. E con una doppia avvertenza. «Per il bene della città, se ci venisse chiesto, saremmo pronti a una collaborazione con l’altra parte politica su questo tema, al di là di chi sarà il vincitore», si rende disponibile Musso. «Ma se vogliono continuare a gestire la cultura come fosse roba loro, ci troveranno pronti. E se saremo all’opposizione, saremo pronti anche a un’opposizione intransigente», assicura Maifredi. La cultura e la «Kultura» sono due campi che conosce bene. E conosce anche tanti dietro le quinte.