Genova ridisegna la zona rossa tra Fallaci e Sgrena

La città si spacca sulle due donne simbolo di modi opposti di affrontare Islam e terrorismo

(...) proprio a Genova dall’archivio disarmo per la pace, del mondo islamico impersonifica la difesa a oltranza, anche a costo di sembrare ingrata nei confronti di chi, come Nicola Calipari, è morto per salvarle la vita liberandola dai sequestratori in Irak. In questa pagina pubblichiamo i diversi sentire dei genovesi. C’è chi definendosi «noi lettori post 11 settembre» fa appello a favore di Oriana: «Dobbiamo scendere in campo e difendere colei, unica e solitaria voce fuori dal coro perbenista, che finora ci ha difeso». E chi, come il mondo no global, abbraccia il ragionamento espresso ancora l’altro giorno a Genova da Giuliana («Non con la guerra si batte il terrorismo»): «La “guerra al terrorismo” portata avanti con le guerre ha portato più terrorismo». Nel mezzo c’è il ricordo di Nicola Calipari, e chi parla di «guerra mondiale iniziata l’11 settembre 2001».
Nelle prossime settimane anche le istituzioni saranno chiamate a esprimersi. In Regione arriverà una mozione del centrodestra che chiede all’assemblea di esprimere solidarietà alla Fallaci nel procedimento penale avviato nei suoi confronti da Adel Smith e di impegnarsi affinché il presidente della Repubblica la nomini senatrice a vita. In Comune sarà un articolo 38 di Giuseppe Murolo di An a domandare come mai la Fallaci, «un tempo icona della sinistra, non lo sia più solo perché si è schierata contro l’islam». Ma anche perché «per la liberazione della Sgrena si sono spese tante energie, con tabelloni e spazi allestiti in piazza De Ferrari (a proposito, chi ha pagato e quanto?) mentre non una parola è stata spesa e non una manifestazione è stata organizzata per Valentina Cantoni: lavorando per un’organizzazione umanitaria era una portatrice di pace. ma forse non era abbastanza politicizzata per il fine della sinistra».