Genova rimette in discussione la moschea

(...) culto, ben vengano, se sono un pretesto per organizzare atti contrari alla democrazia o comunque di stampo criminoso, vanno contrastati in ogni modo».
Quello che è accaduto a Perugia non può ripetersi in Liguria, è il riassunto della posizione del nuovo assessore. Che è quello che, con altre parole, chiede An. «I fatti di Perugia ripropongono, anche a Genova e in Liguria, la delicata questione dei collegamenti fra moschee e terrorismo - attaccano Plinio e Bernabò Brea -. È necessario intensificare i controlli anche nei centri liguri di culto islamico mentre opportuno sarebbe il bloccare il vero e proprio fiume di denaro statale che va a foraggiare fantomatici corsi di integrazione all'interno di moschee. Vogliamo, altresì, sperare che quanto accaduto in Umbria insegni qualche cosa anche ai nostri amministratori ed il progetto di moschea a Genova abbia ad essere rinviato a tempi migliori». Ma del futuro della moschea a Genova vorrebbero parlare presto anche i sacerdoti di Cornigliano, dove, in via Coronata, la comunità islamica è pur sempre proprietaria di una ex fabbrica ed è pronta a farsi la sua moschea. Quella struttura qualche mese fa sembrava «barattabile» con un’area a Campi, più lontana dai centri abitati. Ma poi tutto sembra essersi arenato su nuove polemiche.
«Dobbiamo parlarne presto - interviene don Valentino Porcile, uno dei parroci interessati “territorialmente” a Cornigliano -. Anzi, credo che Marta Vincenzi, per come la conosco sia persona in grado di intervenire con la massima serenità e fermezza sul caso. Lo dico riferendomi in particolare a quella che è un po’ la nostra condizione posta alla realizzazione della moschea. E cioè che la comunità islamica riconosca prima i nostri valori e si impegni al rispetto dei nostri diritti. Credo, se la conosco, che la Vincenzi non solo chiederà questo, ma che anzi lo pretenderà». Il fatto è che non si parla di un problema locale, visto che la comunità islamica a Genova è da sempre in buoni rapporti con quella cattolica. Il riconoscimento formale e sostanziale deve avvenire a livello nazionale. Per garantire anche una linea comune di pensiero. «Con l’imam Salah Hussei, a Genova, c’è un ottimo rapporto - conferma don Valentino -. Lo stesso vale per la comunità. Molti islamici sono assistiti dai nostri centri, nel mio oratorio vengono molti loro ragazzi. Il fatto è che in Italia non c’è una linea unitaria seguita dall’Islam. Ci sono voci diverse, dagli estremisti alle persone moderate. E purtroppo lo stesso imam di Genova potrebbe essere sostituito da un momento all’altro».
Lui, l’imam di Genova, getta acqua sul fuoco. Spiega che anche loro vorrebbero riprendere il discorso interrotto per la moschea. «E anche noi siamo dispiaciuti per il brutto episodio di Perugia - premette Salah Hussei -. Speriamo che, come in altre occasioni, si scopra che non è vero quel che si teme, ma se fosse tutto confermato saremmo i primi a esserne rattristati. Anche però per questo motivo è importante che la nostra moschea venga autorizzata, perché si rafforzi una posizione moderata come la nostra, piuttosto che altre. Quanto alle garanzie, l’Ucoii, l’Unione delle comunità islamiche in Italia, ha sottoscritto una Carta dei valori del ministero degli Interni, abbiamo dato garanzie sul rispetto della Costituzione e sulla linea condivisa della nostra assemblea». Parole distensive, che però rimbalzano contro le dichiarazioni di Hamza Piccardo, che dell’Ucoii è l’ex segretario nazionale e che manda avanti la moschea di Imperia. «Nella fattispecie di Ponte Felcino credo che ci vorrebbe il senso della misura, pensare che davvero in quello scantinato si potesse addestrare qualcuno alla guida di Boeing scaricando da internet un qualche filmato o un qualche manuale credo che sia assolutamente risibile - ha dichiarato tramite un filmato -. Questo è l’ultimo esempio di come si criminalizzi la comunità islamica in Italia». Frasi non esattamente tranquillizzanti, in vista del dibattito sulla moschea di Genova che si riaccende.