Genova riscopre il cibo degli dei

(...) E allora a qualcuno - mica gente qualunque, si tratta di re e regine, minimo principesse del gusto - è venuta l’idea di mettersi insieme e fondare il «Cioccolato Liguria Club», associazione di maestri cioccolatieri, ma anche, auspicabilmente, di tanti altri epicurei, amanti mai traditi del nero «cibo degli dei». Si sono dati da fare, intanto, Francesco Crocco (chi non conosce le leccornie di Poldo?), Alessandro Boccardo (Laboratorio Viganotti, un’icona, seminascosto in un vicoletto quasi a «pretendere» di assaporare la scoperta), Gianluca Ceresa (Pasticceria Mangini, lo stile del classico), Massimo Ferrante (Pasticceria omonima, tutt’altro che anonima), Giorgio Girtler (Pasticceria Lida, passione e tradizione) Calogero La Iacona (dal 1966, una garanzia per cremini, arancini e ciliegie marasche), Francesco Liotta e Enrica Musante (Buffa. Sai quel profumo inconfondibile dalle parti del Quadrilatero?), Maria Adelaide Mazzucco (Maide Lady Chocolate, estro e fascino d’artista), Pierina Robbiano e Giovanni Dapino (Pasticceria Robbiano, che significa anche sculture di cioccolato, comprese quelle di Milito e Cassano, ad opera della figlia Valeria).
Questi i soci fondatori del «Cioccolato Liguria Club». Che poi si sono rivolti, per avere conforto e consigli, alla cerchia di amici-professionisti del settore enogastronomico come Gian Paolo Belloni (è sempre Zeffirino, ma ora anche il nuovo «tempio» a Pieve Alta), Virgilio Pronzati, e Francesco Merlino, il mago della Prova del cuoco 2008 in tv. Risultato: «Andate aventi, diffondete il verbo del gusto, fate proseliti, coinvolgete i consumatori e le istituzioni, e soprattutto fate tornare il cioccolato nella terra da cui è partito per conquistare i palati fini del mondo». Tutti concetti ribaditi anche ieri mattina, all’Ascom, in occasione della presentazione ufficiale del Club a cura di Mara Musante: perfino un gentiluomo solitamente austero e compassato come Antonio Ferrarini, vicepresidente vicario dei commercianti, non ha potuto esimersi dall’entusiasmo e si è fatto contagiare dall’atmosfera, dal profumo delle delizie esposte in bella vista e dai programmi, tra cui un evento di tre giorni a novembre, nel Palazzo della Borsa. Ferrarini, dunque, ha assaporato, ha sorriso, ha dato la benedizione laica. Poi, avrebbe voluto anche dare il via al banchetto. Solo che i presenti erano già oltre metà dell’assaggio.