A Genova sanno tutto della cultura Rom

Caro Granzotto, come vede a Genova non ci facciamo mancare nulla, dai Don Gallo ai Paolo Farinella che fa le novene perché Berlusconi perda le elezioni e, quando le vince, scomunica gli elettori, agli Adriano Sansa, l’invecchiato pretore d’assalto che rifiuta di obbedire alle leggi, alla sindachessa Supermarta Vincenzi che non fa a tempo a nominare il suo portavoce e braccio destro, che glielo sbattono in galera, al governatore della Regione che guida per due km contromano in autostrada senza patente (alla richiesta di documenti ha esibito il tesserino, scaduto, di deputato), alle centrali elettriche alimentate, per non inquinare, con i boschi della nostra regione. Abbiamo anche il centro storico medievale più grande d’Europa, con i suoi 116 ettari e 40 km di caruggi. Altri, più sprovveduti, si sarebbero contentati di farne il salotto buono della città, ma i compagni al potere da ormai quarant’anni, hanno preferito farne la pattumiera di Genova, ops, l’etnomuseo della regione, con i rappresentanti di tutte, ma proprio tutte, le etnie terrestri. Poi si sono accorti che ne mancava una, quella dei Rom, ed ecco che hanno velocemente sgombrato i campi nomadi sparsi un po’ dappertutto e gli zingari li hanno infilati proprio nei caruggi. Poi, siccome dopo i regolamentari furti negli appartamenti che stanno ripetendosi a raffica in tutti e sei i sestieri, ci sono stati i primi segnali di insofferenza, il trinaricismo locale non ha saputo rinunciare alla sua ossessione didattica, e sono apparsi i manifesti sulla cultura Rom, le persecuzioni subite dai Rom, le tradizioni millenarie della civiltà Rom, la musica Rom e via folleggiando. Perché non solo dobbiamo subirli, questi Rom, ma è prescritto, a Genova, esserne grati e felici.


Certo è, caro Simonetti, che la sua Genova sta proprio combinata male. Ringrazi il cielo che la sindaca Supermarta Vincenzi non vi abbia (per ora) afflitto con le veltroniane Notti bianche, sennò eravate sistemati per sempre. La sindaca. Parliamone. Son sempre lì in cattedra, quelli di sinistra, a impartirci lezioni di bon ton democratico e di etica istituzionale, poi un Bassolino, una Jervolino e, giustappunto, una Vincenzi combinano quel che combinano ma lì restano, incollati con due dita di Saratoga Sigillante alle loro poltrone (e alle loro prebende). Vuoi vedere che le dimissioni «sono di destra»? Come i boxer rispetto agli slip che invece sono «di sinistra» (così sentenziò la candidata a tutto e a vuoto Anna Finocchiaro)?
Però, a pensarci bene, ex malo bonum come dicevano gli antichi: dal male può scaturire un bene. Questa trovata del museo vivente, del museo in piazza, foss’anche etnico, mica è da buttar via. Perché non elevare Genova a museo delle schifezze di sinistra? Il rilievo storico c’è tutto, non si discute. Così come quello didattico (per cui si potrebbe chiedere il patrocinio dell’Unesco, tanto non lo negano a nessuno e fa molto chic). Il materiale, poi, con la sinistra al potere cittadino da quasi mezzo secolo, largheggia. Esorbita, addirittura, se si decidesse di dedicare una sezione al bischerume (come dite voi genovesi? Belinate?) sociologico-progressista elaborato sotto la Lanterna in funzione di cortina fumogena. La cultura Rom! Ancora ve la menano con la cultura Rom! Ma non c’è qualcuno che rispettosamente faccia presente alla sindaca che quanto meno i genovesi dei caruggi e dintorni l’essenza della cultura Rom l’hanno già bella che imparata? A proprie spese?