Genova, il seminarista confessa ai magistrati: "Pagavamo i ragazzi per fare orge insieme a noi"

Scandalo di Genova l'ex seminarista, complice di don Seppia, confessa il giro di droga e ragazzini. Il cardinale Bagnasco torna a parlare del caso: "Una commissione tradurrà le linee guida del Vaticano contro l'infame emergenza della pedofilia"

Genova - In tre dicono tre cose diverse. Il quarto tace. La tremenda storia di rapporti sessuali e droga che gira intorno alla figura del parroco di Sestri Ponente arrestato viene sempre confermata da tutti. Ognuno però cambia i protagonisti, ognuno incolpa gli altri. E solo un diciottenne egiziano che avrebbe partecipato a incontri con il sacerdote abbandona ogni tipo di remora e accusa esplicitamente sia il sacerdote, sia l’ex seminarista attualmente in carcere. I magistrati che indagano sulla vicenda che ha sconvolto la comunità genovese e tutta Italia non hanno difficoltà ad aggiungere riscontri agghiaccianti e altre testimonianze nei faldoni di un’inchiesta già fin troppo voluminosa. Ma il dettaglio che non coincide nelle testimonianze dei tre non è di poco conto. Perché il ragazzo egiziano sostiene di aver avuto rapporti sessuali con don Riccardo Seppia insieme a un altro suo amico minorenne di origine albanese. Contemporaneamente. E a pagamento. Il magistrato, codice alla mano, traduce l’immagine dell’orgia con un’accusa di induzione alla prostituzione minorile sia per l’egiziano diciottenne sia per il parroco. Da questo quadro si può comprendere perché don Seppia ammetta di conoscere il giovane egiziano ma neghi di aver avuto con lui rapporti sessuali. Quelli, a detta del prete, li avrebbe avuti solo l’ex seminarista ventiquattrenne Emanuele Alfano. Che da parte sua corregge la versione. Sì, incontri a scopo sessuale con l’egiziano li ha avuti. E sì, li ha avuti anche quando il ragazzo era ancora minorenne. Ma ogni tipo di rapporto era consensuale, così come l’accordo sul «pagamento» delle prestazioni. Soprattutto, conferma Alfano, i numeri di telefono dell’egiziano e del suo amico minorenne albanese, li ha passati al sacerdote. Tutto raccontato come fosse del tutto normale: «Ho pagato quei ragazzi perché si usa così- ha detto l’ex seminarista al magistrato che lo interrogava - Ho dato loro dei soldi, ma non pensavo di commettere un reato». E ancora: «Una volta vidi un ragazzino che mi piaceva sul sagrato della chiesa dello Spirito Santo. Lo avvicinai e lo caricai. Me lo portai in casa». Una normalità che non solo disgusta, ma rafforza la convinzione di pm e gip sulla necessità di tenere in carcere i due protagonisti della vicenda. Don Seppia è stato trasferito, su sua richiesta, nel penitenziario di Sanremo. L’ex seminarista resta a Marassi. Ma anche il giovane egiziano dovrà rispondere di favoreggiamento della prostituzione minorile, visto che tutti confermano come sia stato lui a mettere in contatto l’amico minorenne con il prete e l’ex seminarista. Verità che scuotono la chiesa, soprattutto il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, la cui diocesi ha vissuto direttamente lo scandalo di Sestri Ponente. Il cardinale genovese, aprendo i lavori della sessantatreesima «Assemblea generale della Cei», ha annunciato la costituzione di una commissione che tradurrà le linee guida del Vaticano contro la pedofilia dei preti, quella che Bagnasco ha definito l’«infame emergenza».