A Genova la solidarietà è forte e supera le divisioni politiche

Genova è da secoli una delle città dove forte è l'attenzione nei confronti dei più deboli e dei più sfortunati; un'attenzione che si è manifestata attraverso diversi modi:
1. Con le Confraternite, formate da appartenenti a diverse categorie di soggetti pronti ad aiutare prima i propri membri in difficoltà, poi, man mano, tutti i bisognosi;
2. Con le grandi famiglie genovesi, le quali non solo investivano le proprie ingenti ricchezze in dimore, sfarzose tanto all'esterno quanto all'interno, ma che anche lasciavano un grande e tangibile segno della propria generosità destinando propri immobili alle masse indigenti o addirittura costruendone di appositi (vedasi l'Albergo dei Poveri o l'Ospedale Duchessa di Galliera, tanto per citarne due tra tanti);
3. Con donazioni anonime che dimostravano, ieri come oggi, come spesso i genovesi siano generosi e nello stesso tempo riservati e schivi.
Tutto ciò si può ben definire solidarietà e contribuiva a migliorare la condizione di vita di molti cittadini, là dove il Governo - della Superba prima, quindi del Regno e infine della Repubblica attuale, era carente; e lo si vede bene anche oggi, in un momento di difficoltà economica, dove la presenza del Volontariato ben supplisce alle oggettive difficoltà dei Comuni a investire maggiori risorse nel sociale; e ben venga allora l'aiuto del 5 per mille, geniale intuizione dei Ministri Tremonti e Maroni, quando quest'ultimo ricopriva in quota Lega Nord il dicastero del Welfare: e una piccola parte di questo contributo arriva anche alla Padas, onlus di donatori sangue, da me fondata nel 1998; la donazione sangue avviene in forma gratuita e anonima in quanto il donatore non sa a chi verrà donato, così come il trasfuso mai saprà da chi lo avrà ricevuto. Ma, mettiamo che la donazione possa essere palese (così come avviene nel caso di soggetti che si precipitino a donare il sangue a un proprio congiunto che necessiti di diverse trasfusioni, la cosiddetta donazione parentale); orbene, se mi si presentasse la necessità di dover donare il mio sangue a un avversario politico, o a un criminale o ad una persona a me sgradita, credete forse che mi vorrei sottrarre a quello che considero un obbligo morale? Neanche per sogno, e tra poco capirete il perché di questo esempio.
Conosco abbastanza il mondo del Volontariato genovese, anche nel mio ruolo di Assessore nel Municipio Medio Levante; conosco ed apprezzo molte Associazioni tra le quali hanno un ruolo fondamentale quelle che si occupano del trasporto di ammalati e infortunati: è un mondo che ho avuto occasione di conoscere in modo approfondito allorché, era il 25 novembre 2010, inciampai malamente riportando nella caduta la rottura del tendine del quadricipite sinistro. Da quel giorno è seguito il ricovero al San Martino, quindi l'operazione, infine dopo 30 giorni di immobilizzo assoluto di entrambe le gambe, l'inizio della terapia riabilitativa che a oggi, e siamo a maggio 2011, non è ancora terminata: tutti i giorni feriali mi reco in una apposita struttura - la ex Città di Genova a Quinto, dove prima Monica poi, da tre mesi, Roberta, si sono prese cura della mia gamba, anche con la partecipazione del loro collega Simone, procurandomi indimenticabili dolori man mano diminuiti: per fortuna le due fisioterapiste sono assai graziose oltre che competenti! e ciò ha contribuito a farmi vedere il lato positivo della mia disavventura. Certo non potevo recarmi autonomamente a fare la terapia, ma fin dall'inizio, sono sempre stato trasportato da automezzi della Croce Bianca Genovese di piazza Palermo. Durante tutti questi trasporti da casa alla riabilitazione e viceversa, ho avuto modo di conoscere i tantissimi Volontari che, con perizia, mi hanno fatto da autista, avendo così modo di parlare della loro attività di volontariato, delle loro famiglie, insomma del più e del meno, anche di politica, instaurando con tutti un bellissimo rapporto di amicizia.
Data la mia personale e diretta esperienza nel Volontariato, so che la maggior parte delle Associazioni genovesi che vi operano, sono spesso guidate da soggetti appartenenti al centro sinistra; e allora qualcuno di parte politica avversa, se volesse dare un aiuto concreto a queste Associazioni, potrebbe sentirsi frenato nel farlo proprio per non sentirsi dire «ma tu aiuti la sinistra, e questo è inaccettabile». Ma non è così! Intanto il centro destra potrebbe darsi una mossa e creare proprie Associazioni di volontariato (che non sono mai abbastanza), così come da anni sta facendo la Lega Nord e non tanto per raccattare voti, quanto perché è vicina per sua natura ai problemi della gente; così come ho fatto io con la mia piccola onlus. Solo che il Volontariato e la Solidarietà verso i bisognosi, bisogna averli nel proprio dna; e comunque quando uno vuole dare una mano, ha mille modi per farlo poi sapere. Io, leghista da 21 anni, giro sempre ostentando distintivi che mi fanno subito individuare come appartenete alla Lega, eppure la Croce Bianca Genovese, né per bocca dei suoi vertici né con i suoi volontari autisti, si è mai sognata di dirmi «sei leghista? allora fatti trasportare da qualcun altro»; né si può pensare che, prima di raccogliere un ferito per strada, gli chiedano l'appartenenza politica: siamo seri ! diamo una mano comunque a queste Associazioni, magari dicendo pure «ti do un contributo e sappi che proviene dal centro destra!»; anzi, impariamo da loro come ho fatto io creando la Padas e non mancando mai, quando pubblicizzò la donazione del sangue, di martellare la gente dicendo che «Lega è bello, Lega è buono, Lega è solidarietà», facendo sì inviperire qualche sinistro, ma ottenendone sempre il rispetto e la stima. In conclusione posso affermare che, se è vero che alcune Associazioni sono rosse, così come altre sono bianche e altre di un bel verde padano, il Volontariato non ha colore e sbaglia chi lo contrasta per partito preso; altrimenti, parafrasando Andreotti, mi verrebbe da dire che «il Volontariato logora chi non lo pratica».
* assessore Municipio

Medio Levante