GENOVA, TORTORA, I TRAVAGLI, I PIROSI

Lunedì notte ho avuto la fortuna di essere uno dei 412mila italiani che hanno acceso La7 per vedere lo speciale sull’orazione civile del direttore del tigì Antonello Piroso dedicata al caso Tortora. Quattro virgola sette televisori su 100 erano accesi sul sudore, sull’anima, sulla passione con cui Piroso ha raccontato quello che è lo scandalo italiano. Non il caso in sè, ma tutti i casi Tortora di ogni giorno, soprattutto quelli di cui non parla nessuno.
Il direttore del tigì de La7 - che ha preso le mosse da Applausi e sputi, il libro di un genovese, Vittorio Pezzuto, il più onesto e drammatico racconto della storia di Enzo Tortora - ha chiamato più volte in causa il Comune di Genova, che pure ha intitolato al presentatore vittima della malagiustizia qualche metro di strada a fianco della galleria Mazzini: «Mi dicono che la targa copre un decimo della via». E ancora: «Se volessero, basterebbe scriverci sopra: «“Enzo Tortora - Un uomo perbene“».
Io credo che il Comune, che Marta Vincenzi - che pure ha avuto la sensibilità di accogliere la richiesta del Giornale per quella strada, cosa che i suoi predecessori non avevano mai fatto - dovrebbe invitare immediatamente Piroso e dargli Tursi, piazza De Ferrari, tutti i teatri e tutte le strade più belle di Genova per ripetere la sua orazione civile. Sarebbe la migliore risposta a una città che dal caso Tortora ha imparato poco o nulla, dove c’è gente - alcuni anche di centrodestra, alcuni anche perbene - che pensa che «se i giornali scrivono contro qualcuno, qualcosa ci sarà» e «se un pm indaga su qualcuno, vuol dire che certo ha fatto qualcosa». Testuale.
In attesa degli inviti a Piroso, il Politeama Genovese dal 6 all’8 marzo ha in cartellone uno spettacolo di Marco Travaglio: «Promemoria - 15 anni di storia d’Italia ai confini della realtà». Forse, ognuno ha gli oratori e gli spettacoli che si merita.