A Genova tutti aspettano la telefonata che non arriverà mai

In questi giorni sembra esserci un gran fermento politico in città ma dopo interminabili sfacchinate nella calura estiva ad ascoltare parole nelle più varie sale della Superba (sigh!), la situazione mi sembra statica come un vulcano in estinzione.
Sopra si muove flaccidamente un po' di vecchio magma. Sotto è tutto pietrificato.
Il Pd aspetta di vedere cosa faccia di male il governo. La Vincenzi aspetta di capire cosa faccia il Pd. La Balzani aspetta di sapere cosa faccia la Vincenzi. Il PdL aspetta di vedere chi candidi il Pd. La Lega aspetta di sapere cosa faccia il PdL.
Perfino Enrico Musso, l'unico ad aver presentato un programma, secondo me volutamente alto ma pur con qualche spunto di concretezza, aspetta di capire chi candidare con la sua fondazione. Montezemolo, si sa, lui aspetta tutti.
Anche Genova aspetta. Di sapere se riuscirà a sopravvivere mentre viene ferita ogni giorno di più.
L'ultimo stupro il supermegaultrabacino che metterà la Puc, Pietra Unica Combale, licenza poetica ma ci capiamo, su qualsiasi velleità turistica.
Meno di un anno alle amministrative e la classe dirigente aspetta una telefonata dalla capitale.
E saremmo nell'era delle comunicazioni veloci? Caspita, me lo hanno ricordato in tutti i forum sul futuro! Sarà ben vero!
Mi chiedo se davvero a Roma e Varese fregherebbe qualcosa di cosa dovesse accadere politicamente a Genova.
A mio parere no.
Genova è scomparsa perfino dalle temperature del meteo Rai, figurarsi se scatenerebbe qualche reazione.
Ed allora reagiamo, accidenti! Che l'inse?
Cari amici dirigenti fate un bel gesto: incontratevi tutti, staccate i telefoni, e tirate una simbolica pietra ad effetto.
A Settembre si parta con le prime primarie di coalizione del centrodestra così da sapere non solo dei vaghi «cosa» ma, soprattutto, dei certi «come»!
Dove? A Genova! E dov'è? Boh!
Non ci dicono più nemmeno quanti gradi ci siano oggi.
Di sicuro l'aria è irrespirabile.