Genova vuol beatificare Vernazza l’apostolo degli «incurabili»

Iniziato in Curia il processo canonico che, ha annunciato il cardinale Bertone, per la prima volta potrebbe concludersi in città

Alessandro Massobrio

È nato in Curia, alla presenza del cardinale Tarcisio Bertone e di due notai, il comitato che si propone di promuovere la beatificazione del discepolo prediletto di Caterina Fieschi Adorno, quell'Ettore Vernazza (1470 - 1524) che oggi è ricordato soltanto da una strada e da una scuola cittadine. Ma il cardinale Bertone ha annunciato, a questo proposito, anche un'altra importante novità. Vista l'intenzione di Bendetto XVI di procedere a Roma soltanto alle canonizzazioni, è quanto mai probabile che, al termine del processo canonico, la cerimonia di beatificazione del Vernazza si possa svolgere in quella stessa Genova, dove il servo di Dio tante tracce ha lasciato della sua opera.
Nel frattempo i componenti della neonata associazione, che ha preso vita alla presenza dei notai Carosi e Ferrandino e del cancelliere della Curia, monsignor Guido Marini, intendono promuovere e diffondere la conoscenza di colui, che - come ha detto l'avvocato Emilio Artiglieri, autentica «mente» dell'iniziativa - è forse da considerarsi il precursore del movimento che abitualmente si suole chiamare controriforma.
In realtà, si dovrebbe più correttamente parlare di riforma cattolica, dal momento che il termine controriforma, creato nell'Ottocento da anticlericali e protestanti come il Ranke, ha valenza esclusivamente negativa. Vuole cioè sottolineare solo la tendenza repressiva ed autoritaria di un movimento che invece era nato come volontà della Chiesa di riformare se stessa, a partire dal proprio interno.
Fu proprio a Genova, nei circoli del Divino Amore, una confraternita promossa da Santa Caterina (la santa che reggeva l’ospedale cittadino di Pammatone), che prese vita questo desiderio di purificazione interiore, non disgiunto mai da un amore del prossimo, elevato alle cime più eccelse dell'oblazione e della carità. Ed Ettore Vernazza, che di Caterina - come si è ricordato - fu il discepolo prediletto, provvide, nel corso di estenuanti viaggi a Roma e Napoli, a promuovere questa nuova sensibilità. Che in seguito fecero propria anche alcune grandi figure della storia del cattolicesimo cinquecentesco, come il Cardinale Carafa, Gaetano da Tiene e lo stesso fondatore degli Oratoriani, San Filippo Neri.
Ma il Vernazza non era soltanto portatore di valori spirituali, ma anche caritativi e culturali. Fu infatti uomo dotato dio grande spirito pratico, capace di costituire e di organizzare istituti di assistenza e di beneficenza in tutta Italia per la soluzione di gravi problemi di salute pubblica. La sua iniziativa a favore di quelli che a quel tempo erano chiamati «gli incurabili», vale a dire gli affetti dal morbo gallico (la sifilide), permise che trovassero ricovero e conforto in numerose strutture ospedaliere non pochi derelitti, abbandonati lungo le strade alla misericordia individuale.
Quanto alla cultura, Ettore Vernazza, che era notaio e dunque uomo di lettere, provvide a destinare una parte del suo patrimonio affinché anche i popolani potessero godere di quella istruzione umanistica, che allora costituiva il vertice della formazione del cittadino. Insomma, il futuro beato offre una vivente dimostrazione di come accumulazione capitalistica e dottrina sociale della Chiesa possano essere coniugate insieme. A maggior gloria di Dio e concreto vantaggio del prossimo.