«Genova vuole un viceministro del mare»

«Meglio un viceministro del mare con competenze e deleghe forti piuttosto che un ministro, come abbiamo avuto in passato, di serie B o C». Il presidente nazionale di Federagenti, l'associazione degli agenti marittimi, Umberto Masucci, ieri ha rilanciato così all' assemblea annuale di Assagenti Genova a Palazzo San Giorgio la richiesta già fatta nei giorni scorsi al governo dal presidente di Confitarma, Nicola Coccia.
Rispondere alle esigenze della portualità dovrebbe essere, ha affermato Masucci, «uno degli atti dei primi cento giorni del nuovo governo».
«Oggi - ha proseguito Musucci - abbiamo bisogno per i porti italiani quasi di una rivoluzione. Siamo fermi da tre o quattro anni. Negli ultimi due è stata una vera e propria stagnazione.
Stiamo andando a velocità almeno dimezzata rispetto ai nostri concorrenti e la concorrenza si fa sempre più accesa nel Mediterraneo».
«Dobbiamo recuperare la grande leadership dei porti italiani - ha affermato ancora il presidente di Federagenti -. Abbiamo avuto promesse ed impegni in campagna elettorale. È stato detto che i porti vengono prima delle strade e delle autostrade.
Competerà a noi vigilare affinchè questo governo mantenga gli impegni».
Certezze e regole chiare, una politica del lavoro che riesca a garantire costi in linea con i concorrenti stranieri, una politica di programmazione su cui poter pianificare il domani. Questi sono, invece, secondo il presidente degli agenti marittimi genovesi Filippo Gallo, gli strumenti indispensabili per «vendere con successo le peculiari caratteristiche del porto di Genova».
«Se da un lato le prospettive internazionali potrebbero indurre ad ottimistiche previsioni, dall' altro la mancanza di “strumenti” che possano consentirci di trasformarle in business reale è evidente» ha dichiarato Gallo.
Assagenti auspica un miglioramento della promozione, soprattutto internazionale, dello scalo genovese, modificando l' attività per l' immagine del sistema porto, dedicandogli se necessario maggiori risorse.
Ma le certezze, per un settore che rappresenta il 2,3% del Pil nazionale, gli operatori sanno di poterle avere solamente quando e se verrà raggiunto un chiarimento definitivo sulla disponibilità dei fondi per la realizzazione delle opere e delle infrastrutture portuali.