Addio a Myria Selva, l'attrice che ricreò il teatro a Genova

Si era nella metà degli anni Cinquanta. Esattamente nel 1957. Tre giovani attori gironzolavano per la città alla ricerca di uno spazio per fare teatro, alla loro maniera e nella loro città. Erano gli anni nei quali lo Stabile dominava la scena teatrale, non c'era altro in città: gigioneggiavano attori come Enrico Maria Salerno, Valeria Valeri, Enrica Corti, Giancarlo Sbragia, tutti allo Stabile. I «tre coraggiosi» si chiamavano Myria Selva, Paola Giubilei, Duilio Provvedi. Tutti i teatri a Genova erano stati distrutti dalla guerra, qualcuno stava per rinascere, ma richiedevano solo compagnie di grido, come il Margherita e il Genovese.
Un bel giorno i «tre» piombarono al «Caffè Borsa», di via XX Settembre, il cui proprietario (appunto il signor Borsa, piccolo e simpatico) accettò di affittare lo scantinato sotto il locale a questi amici che qualcuno, anzi più di uno, aveva definito «sconsiderati, avventati e anche un po' illusi».
Fu così che il 30 ottobre 1957, lo scantinato si aprì alla città col nome de «La Borsa d'Arlecchino» (definizione che pare sia stata data dal critico teatrale del «Mercantile» Enrico Bassano). L'inaugurazione avvenne «Con cinque storie da ridere per voi». Gli interpreti, Myria Selva, Paola Giubilei, Duilio Provvedi, ai quali si unì Vincenzo Ferro. Un successo inaspettato, su quell'unica pedana illuminata da due riflettori e arricchita da alcuni elementi scenografici, pensate, firmati da Emanuele Luzzati.
Ebbene, di quei tre personaggi, oggi, è rimasta Paola Giubilei: proprio nei giorni scorsi è scomparsa anche Myria Selva, forse la più avventata, la più sconsiderata, la più illusa di quei tre. Se ne è andata a 84 anni, portando via con sé ricordi di un'esperienza ricca e commovente di anni belli, felici, umili e anche un po' disperati, ma proprio per questo vissuti con grande passione e un grande amore.
La storia di Myria Selva è la storia della «Borsa d'Arlecchino» e la storia di una città che in quegli anni Cinquanta rinasceva, aveva una gran voglia di vivere e di ricostruire, dopo le macerie della guerra: Myria e i suoi amici, inconsapevolmente, forse, avevano aperto e scritto uno dei capitoli più intensi della storia dello spettacolo italiano. Dopo il primo testo la critica scriveva (lo ricorda Daniela Ardini che insieme a Cesare Viazzi ha scritto un bellissimo libro sulla «Borsa» legata a Lunaria Teatro): «Di un sasso in piccionaia si sentiva il bisogno... ragioni di gusto e di sensibilità stanno alla base di questo esperimento, avendo saputo sfuggire le false misure di un debutto provinciale...».
E poi arrivò Aldo Trionfo: il terzo spettacolo del gruppo fu «La lezione» di Jonesco, ma non apparve la regia. Enrico Bassano si indispettì e chiese di sapere chi era il nuovo regista. Era lui, Aldo Trionfo con la collaborazione di Giannino Galloni, critico dell'Unità.
Il rapporto che nacque fra Aldo e Myria fu straordinario, furono loro a guidare i successivi anni, le successive stagioni della «Borsa»: non molte purtroppo perché l'avventura finì. Era il giugno del 1960. Ha scritto Ardini: «La favola bella vissuta da un gruppo di giovani un po' dissennati, da un regista che sapeva leggere l'Assurdo e la Poesia è finita». È davvero una gran bella storia questa della «Borsa», nelle molte testimonianze che ha lasciato Myria Selva si ritrova un percorso fatto di curiosi episodi, di personaggi assurdi, di condivisioni professionali, di gag e di gaffes infinite. Il signor Borsa, ad esempio, non aveva mai chiesto l'affitto ai tre amici, l'incasso arrivava dalle consumazioni dell'intervallo. Racconta la Selva a proposito dell'arrivo di Trionfo: «Il regista aveva visto i nostri spettacoli notando però la loro pesantezza, fui io a chiedergli di fare la regia e dal terzo spettacolo lui accettò».
Fu così che arrivano i grandi testi dell'assurdo, recitati in Italia solo alla Borsa. Di Trionfo Myria ricorda: «Aldo viveva per essere regista, quando è arrivato lui, ho capito che era arrivato “il regista”. Naturalmente il gruppo di attori si ampliò, arrivò anche Paolo Poli, arrivò Claudia Laurence. Ma tanti altri attori recitarono nel piccolo scantinato: Tiziana Casetti, Pinuccia Galimberti, Fernanda Pasqui, Anna Raimondi, Lea Tanzi per ricordare i nomi femminili più significativi. Ma da ricordare ancora Mario Marchi, che divenne marito adorato di Myria e oggi ne piange la scomparsa, Enrico Ardizzone, Giorgio De Virgilis, Michele Lattanzio, Mario Malagamba, Ernesto Oppicelli, Mike Terra, Armando Celso, Gino Lavagetto. E ancora scenografi e costumisti quali Mauro Benedetti, Giancarlo Bignardi, Luca Crippa e ovviamente Lele Luzzati. E su tutti non v'è da dimenticare il direttore Paolo Minetti, grande uomo di cultura e di... conti. Non è mancato all'ultimo saluto alla sua indimenticabile amica Myria. Quante altre cose vi sarebbero da raccontare attorno all'avventura della «Borsa»: e purtroppo le si raccontano quando accade qualche evento luttuoso. Myria Selva è stata una delle protagoniste del teatro genovese, l'anima di questo teatrino credendovi con il cuore e con tutta l'anima. I tre anni di vita della «Borsa» costituiscono uno dei capitoli più originali della storia del teatro italiano.