Alluvione, Tursi temporeggia e i commercianti vanno a picco

(...) E per la quale stanno pagando ogni mese fior di quattrini: 250 euro più Iva a testa per l'affitto dei tendoni, più 200 euro a testa per il guardiano sette giorni su sette per la sorveglianza notturna, più 60 euro a testa per l'elettricità. Il tutto in attesa che il Comune si decida ad iniziare i lavori di ristrutturazione e a fronte di entrate economiche che ora, dopo un inverno e una primavera passati sotto i tendoni, ormai quasi arrivano allo zero.
«I mesi volano - spiega il presidente del Comitato dei commercianti del sottopasso Cadorna, Mauro Brancaleoni che ha lanciato un allarme a Tursi perché comincino il prima possibile -. Chi non ha i problemi sulla testa, non capisce che per noi dieci giorni in più o in meno fanno la differenza, ci cambia tutto». Perché dopo aver perso tutto con l'alluvione, e oltre al salasso della nuova postazione, c'è pure l'investimento per rimettere in sesto il sottopasso.
Perché, ricorda il presidente del Comitato, loro i commercianti pur di vedere riaperte le proprie attività, si son fatti carico delle spese di ristrutturazione dei locali e del progetto dell'architetto. E allora il problema qual è? «C'è sempre il problema dei soldi, certo. Però, se uno vuole, li si trovano...». Appunto. «Non abbiamo la certezza di quando torneremo nel sottopasso - continua Brancaleoni -. La nuova giunta ci ha garantito che l'accordo che avevamo sottoscritto con la vecchia amministrazione (che prevedeva la chiusura dei negozi con l'allerta 2, la rimozione di due dei tre attraversamenti pedonali, e la ripartizione delle spese di ristrutturazione tra commercianti e Comune, ndr) era valido. Ci sono state poi due o tre riunioni fra Aster, il Comune e gli architetti per decidere i capitolati di spesa. Insomma, Tursi ci ha dato il via libera. Il punto è la questione temporale».
Se Aster e Tursi decidessero di partire a metà agosto, fa i conti con grande ottimismo il presidente del Comitato, a metà settembre i lavori potrebbero essere già finiti. «Noi vogliamo sottolineare ancora di più l'urgenza che abbiamo. Non incassiamo più nulla, c'è chi arriva a fare venti euro in un giorno. Orlandini dischi ha deciso di non riaprire più, rinuncia al punto vendita del sottopasso, definitivamente». Intanto loro, quelli che restano, saranno strozzati ancora di più dalle spese di manutenzione delle tende. Oltre a dover combattere ogni giorno una battaglia contro il degrado, la sporcizia e quant'altro. «Siamo infestati dai topi, abbiamo già chiesto al derattizzazione - aggiunge Brancaleoni -. Poi ci sono i senzatetto, gli zingari accanto, gli ubriaconi. Un ambiente così, non invoglia nessuno a venire a comprare. Tutt'intorno non puliscono mai. Si sono interessati quelli del Civ, vengono una volta ogni tre mesi, ma...». Ecco, appunto: ma il Comune cosa sta aspettando?